{"id":13285,"date":"2025-11-26T07:03:00","date_gmt":"2025-11-26T06:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=13285"},"modified":"2025-11-24T20:07:38","modified_gmt":"2025-11-24T19:07:38","slug":"strade-di-marco-bruno-itinerari-sonori-nel-jazz-contemporaneo-contaminato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/11\/26\/strade-di-marco-bruno-itinerari-sonori-nel-jazz-contemporaneo-contaminato\/","title":{"rendered":"\u00abStrade\u00bb di Marco Bruno: itinerari sonori nel jazz contemporaneo contaminato"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abStrade\u00bb si attesta come repertorio personale, srotolato senza scorciatoie e con l\u2019ausilio di un line-up affiatata. Bruno usa i lemmi di un vocabolario che alterna melodie essenziali, tempi dispari e contrappunti tra basso e sax, innervando un percorso che guarda avanti, ma ancorato ad una solida formazione jazzistica.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il jazz contemporaneo, nel suo sviluppo pi\u00f9 fertile, si distingue per la capacit\u00e0 di assimilare linguaggi eterogenei, traslandoli in un organismo sonoro unitario. La tradizione improvvisativa, la logica del contrappunto e dell&#8217;interdipendenza vengono costantemente rinnovate mediante l\u2019assorbimento di elementi provenienti da territori stilistici differenti: vibrazioni afro-funk, trame elettroniche, suggestioni post-rock e modulazioni che appartengono tanto alla scrittura colta quanto alla sperimentazione popolare. In seno a questa prospettiva, la contaminazione non rappresenta un semplice innesto, ma un processo di fusione che genera inedite forme di equilibrio, dove la libert\u00e0 creativa si annoda alla disciplina collettiva dell\u2019ensemble.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abStrade\u00bb di Marco Bruno, tratteggia un progetto di forte coerenza interna<\/strong>, frutto di un percorso pluriennale di concerti, ricerche e sperimentazioni che hanno sedimentato un linguaggio personale. L\u2019autore, bassista e compositore nato nel 1990, delinea un itinerario che plasma le influenze pi\u00f9 disparate, modellandole in un tessuto sonoro organico, dove groove, elettronica e suggestioni post-rock vengono connessi secondo la logica dell&#8217;alternanza e della contrapposizione jazzistica. La formazione che lo affianca &#8211; Daniele Baroni al piano e ai synth, Shanti Colucci alla batteria, Nicola Concettini al sax tenore e Rosario Ceraudo alle percussioni &#8211; costituisce un nucleo stabile, consolidato attraverso festival e club, capace di dare voce ad un progetto che si regge sulla maturit\u00e0 collettiva. La registrazione presso lo studio La Strada, curata da Francesco Bennati, restituisce con precisione la fisionomia acustica di ciascun episodio sonoro, valorizzando la trama espressiva del basso ed il dialogo serrato con il sax. Le otto composizioni si presentano come tappe narrative, ciascuna dotata di un profilo tematico distinto con una scrittura che gioca sulla sospensione armonica e sulla rarefazione melodica, a tratti in forma di live-session, dove tra tempi dispari e irregolari, viene delineato un paesaggio ritmico complesso. Spesso affiora la matrice post-rock, con walking di basso che assumono funzione tematica e si sovrappongono alle tessiture del sax, radicandosi nell&#8217;alveo delle pulsazioni africane, mentre colori percussivi e momenti di improvvisazione libera aggiungono fluidit\u00e0 al costrutto sonoro. Non manca la tendenza al drum\u2019n\u2019bass, che si schiude in una dimensione pi\u00f9 immediata ed incisiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIl Limbo\u00bb apre il percorso con atmosfere nordiche in equilibrio instabile<\/strong>. La partitura si fonda su una sospensione armonica che rimanda a stati di attesa, con tratturi melodici rarefatti ed il basso che assume la funzione di sostegno narrativo. La trama espressiva del sax si arricchisce di velature acustiche, creando un paesaggio sonoro che suggerisce un movimento interno pi\u00f9 che centrifugo \u00abLibert\u00e0\u00bb, episodio caratterizzato da tempi dispari ed irregolari, sancisce una struttura ritmica articolata. La composizione si dipana attraverso contrappunti serrati tra basso e sax, con il piano che interviene a modulare le tensioni. La libert\u00e0 evocata dal titolo si traduce in una postura espressiva che non risolve immediatamente le frasi, lasciando aperti spazi di improvvisazione e di dialogo. \u00abQualcosa\u00bb rivela con evidenza la matrice post-rock, con linee di basso trasformate in spirito guida e sovrapposte alle tessiture del sax. La fisionomia del suono si fa pi\u00f9 immersiva, con un colore sonoro che richiama l&#8217;atmosfera di certe ballate elettriche e multistrato. L\u2019interplay fra strumenti produce una densit\u00e0 ritmica che si avvicina alla logica del crescendo orchestrale. \u00abAfrofunk\u00bb \u00e8 un componimento radicato nel solco delle cadenze africane, con percussioni che generano un tessuto poliritmico e qualche spigolatura funkified. Il basso si staglia con naturalezza tra groove e variazioni motiviche, mentre il sax introduce figure melodiche che si fondono con la trama percussiva. L\u2019insieme produce una tensione sonora che guarda alla tradizione afro-funk, ma con una sensibilit\u00e0 contemporanea di tipo fusion. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abLa Strada\u00bb, registrato nell\u2019omonimo studio<\/strong>, diventa il perno concettuale dell\u2019album, nonch\u00e9 una camera di decompressione dall&#8217;aura scandinava. L&#8217;impianto si evolve in un percorso narrativo che alterna momenti di linearit\u00e0 ed aperture improvvisative. L&#8217;aura fonica risulta curata con precisione, mentre il titolo suggerisce un riferimento diretto al cammino, inteso come costruzione collettiva e quale spazio di ricerca. \u00abUbuntu\u00bb fa appello la filosofia africana dell\u2019interconnessione. La trama ritmica si stende su percussioni poliritmiche, mentre il basso e il piano tessono trame che si sovrappongono con naturalezza. L\u2019episodio si distingue per la capacit\u00e0 di far dialogare groove e libert\u00e0 espositiva, generando una polivalenza che riporta alla mente a un senso di collettivo sonoro. \u00abBianco\u00bb \u00e8 una composizione che abbraccia la pulsazione drum\u2019n\u2019bass, evocando l\u2019estetica di Donny McCaslin. La procedura si fa pi\u00f9 diretta, con un profilo acustico incisivo e una trama ritmica che spinge verso la velocit\u00e0. Il basso assume una funzione propulsiva, mentre il sax interviene con linee taglienti che accentuano la tensione. \u00abE penso\u00bb si sostanzia come un passaggio breve e melodico, interiormente scandagliato. L&#8217;intreccio tematico si concentra su un colore sonoro pi\u00f9 intimo, con melodie essenziali ed il basso che si fa voce riflessiva. La chiusura dell\u2019album non rappresenta un epilogo definitivo, ma un momento di raccoglimento che lascia aperta la possibilit\u00e0 di ulteriori sviluppi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>In complesso, \u00abStrade\u00bb si attesta come repertorio personale,<\/strong> srotolato senza scorciatoie e con l\u2019ausilio di un line-up affiatata. Bruno usa i lemmi di un vocabolario che alterna melodie essenziali, tempi dispari e contrappunti tra basso e sax, innervando un percorso che guarda avanti, ma ancorato ad una solida formazione jazzistica. La dichiarazione dell\u2019autore risulta piuttosto eloquente: \u00ab<em>Strade \u00e8 dedicato alla libert\u00e0 di pensare, fare ed essere<\/em>\u00bb. Queste parole non promulgano, per\u00f2, una semplice enunciazione, ma trovano riscontro nella scrittura musicale, che si muove nel fluire di una tangibile contaminazioni e nel respiro di una libert\u00e0 condivisa.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Bruno_Post-1-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13288\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abStrade\u00bb si attesta come repertorio personale, srotolato senza scorciatoie e con l\u2019ausilio di un line-up&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13286,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,843,15,18,22,2,3,500,6],"tags":[70,81,218,49,194,40,1681,270,55,82,71],"class_list":["post-13285","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-elettro-beat","category-funk","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-marco-bruno","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Bruno_Ante-e1764011087841.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13285","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13285"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13285\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13289,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13285\/revisions\/13289"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13286"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}