{"id":13166,"date":"2025-11-17T10:17:45","date_gmt":"2025-11-17T09:17:45","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=13166"},"modified":"2025-11-17T10:17:47","modified_gmt":"2025-11-17T09:17:47","slug":"vinile-sul-divano-convergenze-spirituali-e-dissonanze-ritmiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/11\/17\/vinile-sul-divano-convergenze-spirituali-e-dissonanze-ritmiche\/","title":{"rendered":"Vinile sul Divano: convergenze spirituali e dissonanze ritmiche"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>The People\u2019s People, The People&#8217;s People Present the Spirit of David (1976 ristampa 2025)<\/strong><br>La superba Frederiksberg Records con sede a New York, specializzata nel riportare sul mercato classici di culto underground fuori stampa provenienti da tutto il mondo, recentemente ha ristampato un album jazz spirituale della met\u00e0 degli anni &#8217;70, estremamente difficile da trovare, dell&#8217;ensemble di Oakland The People&#8217;s People, intitolato The People Present The Spirit Of David. L\u2019unico album del sassofonista, compositore, bandleader e attivista sociale Jeff Jones. Ci\u00f2 che rende \u201cThe Spirit of David\u201d davvero straordinario \u00e8 la singolare ed originale creazione del disco stesso. Originariamente registrato nel 1974 e pubblicato due anni dopo, l&#8217;album \u00e8 il primo lavoro originale del sassofonista tenore di Oakland Jeff Jones, che l\u2019ha arrangiato, scritto e concettualizzato con una dedizione quasi militare. Jones, infatti, chiese un impegno totale dai suoi musicisti che dur\u00f2 tre anni, fino a quando non fossero stati in grado di eseguire l&#8217;intero disco in una singola ripresa. Questa disciplina, quasi monastica, ha dato i suoi frutti: la musica scorre come una suite continua, intrecciando jazz spirituale con soul, funk e musiche da tutto il mondo, in un insieme ipnotico e profondamente commovente. Nei tre anni ai musicisti era pi\u00f9 o meno vietato prendere concerti a pagamento e il leader della band, risparmiando la maggior parte del suo capitale per il tempo in studio, non poteva permettersi di pagare la band. L&#8217;ensemble \u00e8 stato provato cos\u00ec accuratamente al momento della sessione che l&#8217;intero disco \u00e8 stato eseguito in una sola ripresa, live in studio. Questo straordinario album di quattro tracce e 35 minuti \u00e8 stato pubblicato in 500 quantit\u00e0 limitate nel 1976, due anni dopo la sua registrazione originale ed \u00e8 una straordinaria testimonianza dell&#8217;ambizione e della disciplina dei suoi creatori. Ora ristampato dalla Frederiksberg Records, la storia sfuggente dell&#8217;album non fa che approfondire il suo fascino misterioso grazie dall&#8217;ampia descrizione che si trova nell&#8217;inserto dell&#8217;album, scritta dal chitarrista e compositore Karl Evangelista, le cui dettagliate note di copertina forniscono un contesto essenziale e una visione approfondita della creazione dell&#8217;album e del suo significato culturale. La musica di questa registrazione ha un significato profondamente personale per Jones. &#8220;Monica&#8221; \u00e8 stata scritta per la sua primogenita, mentre &#8220;Q Street&#8221; riflette la strada che porta alla villa del governatore della California, dove Jones una volta ha preso parte alla protesta contro la Prop 13, che ha messo in pericolo i poveri e la classe media. &#8220;Where Is My Autumn Love&#8221; cattura l&#8217;atmosfera di una passeggiata riflessiva intorno al lago Merritt di Oakland e &#8220;Fritz&#8221;, guidato dal Rhodes, \u00e8 un brano che pu\u00f2 essere suonato in qualsiasi pista da ballo jazz e trae ispirazione dallo spirito hard bop del Miles Davis Quintet degli anni &#8217;50. Il risultato \u00e8 un&#8217;opera espansiva e profondamente espressiva che fonde il jazz spirituale e cosmico con tracce di soul e fusion funky. Con le copie originali, ormai rare e vendute per migliaia di dollari, \u00e8 emozionante vedere una ristampa corretta e ufficiale di questo bellissimo titolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>James Tatum, Contemporary Jazz Mass (1974 ristampa ltd ed 300 copie 2015)<\/strong><br>Per la prima volta ristampata, in edizione limitata a 300 copie, questa gemma del jazz indipendente di Detroit. La splendida e spiritual \u201cContemporary Jazz Mass\u201d di James Tatum \u00e8 una delle poche vere messe jazz mai pubblicate. Ispirato dai Sacred Concerts di Duke Ellington, questo capolavoro di Tatum \u00e8 stato registrato nella sua prima esibizione in assoluto alla St Cecilia Church di Detroit e pubblicato sulla sua etichetta privata nel 1974. Il professore musicale professionista e compositore jazz Tatum lavorava come insegnante a Detroit e, all&#8217;indomani delle rivolte del 1967, inizi\u00f2 a scrivere la musica per bambini locali alla St Cecilia&#8217;s. La Chiesa commission\u00f2 la messa nel 1972 e Tatum mise insieme un ensemble di cantanti presi all&#8217;interno della chiesa, sostenuti dal suo trio e da musicisti jazz locali. Tatum ha preso ispirazione dalle grandi opere sacre di Ellington, ma ha inserito testi tratti direttamente dalla liturgia, la \u201cContemporary Jazz Mass\u201d \u00e8 un&#8217;opera unica di jazz vocale santificato, vero nutrimento per lo spirito e l&#8217;anima. \u00c8 musica scritta per un servizio religioso, ma tuttavia questo tono e la risposta emotiva che evoca, possono risuonare anche nel mondo laico, sia che lo si chiami Spiritual o Gospel Jazz. Il brano di apertura &#8220;Introduction\/Lord Have Mercy&#8221; \u00e8 solenne, con trombe che richiamano l&#8217;attenzione dell&#8217;ascoltatore e agiscono come un richiamo. La traccia nella sua drammaticit\u00e0 \u00e8 veramente molto bella. &#8220;Lord Have Mercy&#8221; a parte, il resto dell&#8217;album ha un tono pi\u00f9 leggero, una miscela di canzoni e strumentali, ricco di melodia e armonia. \u00c8 esattamente ci\u00f2 che promette il titolo, essendo un&#8217;esperienza sinceramente spirituale che prende anche gli sviluppi del jazz all&#8217;epoca, \u2018sublime jazz spirituale\u2019!<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13167\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13168\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/4.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/4-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Yusuf Mumin, Journey to the Ancient (2025)<\/strong><br>Journey To The Ancient di Yusuf Mumin \u00e8 un tesoro preso dagli archivi dell\u2019artista, figura fondamentale della scena free jazz di Cleveland degli anni &#8217;60 il cui lavoro con il Black Unity Trio ha lasciato un segno indelebile sul jazz d&#8217;avanguardia. Attingendo da registrazioni inedite conservate nella sua collezione privata, l&#8217;album combina la profondit\u00e0 espressiva del jazz spirituale con l&#8217;intensit\u00e0 sperimentale. Con la performance polistrumentale di Mumin insieme al percussionista William Holmes, trasmette un viaggio attraverso paesaggi sonori esoterici e afro-spirituali con momenti di calma serena ed esplosioni infuocate che riflettono la visione musicale radicale di Mumin. La poliedrica musicalit\u00e0 di Mumin \u00e8 al centro, poich\u00e9 suona quasi tutti gli strumenti &#8211; sassofoni (contralto e tenore), flauto, violoncello, contrabbasso e voce &#8211; in alcuni casi sotto lo pseudonimo di Dan Nuby. La presenza di William Holmes alla batteria fornisce una base ritmica costante ma sfumata, cos\u00ec da permettere i voli esplorativi di Mumin. Un\u2019uscita veramente interessante anche per il fatto che Mumin ha lasciato poche registrazioni e i vari progetti a cui ha partecipato non hanno lasciato nulla. L\u2019album attinge a sessioni, spesso non datate, della collezione di Mumin, facendo finalmente luce sul materiale che fa eco al fermento spirituale, culturale e politico della fine degli anni &#8217;60 e dei primi anni &#8217;70, rispecchiando l&#8217;etica del jazz spirituale e free che ha plasmato la carriera di Mumin. Il primo lato, infatti, \u00e8 molto spirituale, la traccia di apertura &#8220;Bakumbadei&#8221; \u00e8 una breve ma luminosa invocazione con violoncello e voce, che crea un&#8217;atmosfera contemplativa che confluisce nell&#8217;ampia e splendida title track. Nel complesso del disco emergono elementi di influenze africane, sudasiatiche ed esoteriche, specialmente in &#8220;A Distant Land&#8221; in cui vengono miscelati flauto, tablas e contrabbasso. Il secondo lato del disco, invece, \u00e8 pi\u00f9 free, con la lunga \u201cDiaspora Impressionism\u201d che cattura l\u2019esplosiva energia grezza intervallata da delicati intermezzi, presentandoci un dialogo dinamico che sembra sia spontaneo che meticolosamente realizzato. Il lavoro di Mumin pu\u00f2 essere inserito all&#8217;interno del lignaggio di innovatori jazz spirituali come Yusef Lateef, Albert Ayler e Sun Ra, ma la sua voce \u00e8 radicata nell&#8217;atmosfera feroce e politicamente carica di Cleveland. L&#8217;album onora anche le collaborazioni di Mumin con il violoncellista Abdul Wadud e il batterista Hasan Shahid, gli altri due membri del leggendario Black Unity Trio. Journey To The Ancient \u00e8 stato meticolosamente rimasterizzato ai Colorsound Studio. La confezione include riflessioni di Mumin e note storiche e di copertina di Pierre Cr\u00e9pon (The Wire, collaboratore di We Jazz Magazine), che aiutano l\u2019ascoltatore a comprendere meglio questo manufatto culturale. Journey to the Ancient continua la missione della Wewantsounds di portare alla luce i tesori nascosti di musicisti jazz cos\u00ec visionari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Tasmin, Tezeta (2025)<\/strong><br>L&#8217;album di debutto del gruppo berlinese dei Tasmin \u00e8 una fusion da sogno di ispirazione etiope, un viaggio attraverso le varie influenze dei membri della band. Il disco reinventa le tradizioni ethio-jazz attraverso lussureggianti arrangiamenti moderni e groove meditativi. Il gruppo intreccia il suono di Ethio-Jazz, Afrobeat, Percussion, Dub e Tribal Music con una salsa elettronica, cos\u00ec da creare un delicato equilibrio, una miscela estetica cinematografica soul, unica nel suo genere grazie alla connessione di mondi diversi. &#8220;Tezeta&#8221; &#8211; la parola amarica che significa nostalgia, desiderio &#8211; \u00e8 l&#8217;omaggio profondamente atmosferico dei Tasmin al jazz etiope e alla risonanza emotiva della memoria. L\u2019album mescola armonie jazz modali, sottili sfumature funk e melodie soul su ritmi ipnotici. Con le sue trame calde e analogiche e il ritmo elegante, &#8220;Tezeta&#8221; collega le tradizioni classiche ethio-jazz e il sound design contemporaneo, catturando sia la malinconia che la trascendenza in egual misura. L&#8217;approccio alla produzione dell&#8217;album rimanda alla tradizione delle classiche registrazioni in studio, in cui troviamo registratori a bobina, registrazioni sul campo, percussioni africane, flauti, sassofono e vecchi sintetizzatori combinati con chitarre e batteria. Ogni suono registrato \u00e8 passato attraverso un filtro di precisione, ascolto e ricerca sia tecnica che emotiva. Uno splendido debutto che colloca i Tasmin tra le nuove generazioni di innovatori del jazz globale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13169\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"526\" height=\"701\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13170\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/3.jpg 526w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/3-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Gianluca Giorgi \/\/ The People\u2019s People, The People&#8217;s People Present the Spirit of&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":7491,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,745,563,18,2,3,500,6,13],"tags":[70,81,218,49,194,40,270,55,82,71,1197],"class_list":["post-13166","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-ethno-music","category-free-jazz","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-world-music","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-vinile-sul-divano"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Divano_VinileC2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13166","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13166"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13166\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13171,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13166\/revisions\/13171"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7491"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13166"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13166"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13166"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}