{"id":12997,"date":"2025-10-29T07:27:00","date_gmt":"2025-10-29T06:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=12997"},"modified":"2025-10-29T00:33:51","modified_gmt":"2025-10-28T23:33:51","slug":"the-new-dynamic-chico-hamilton-quintet-con-drumfusion-un-jazz-ripensato-che-anticipa-la-contemporaneita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/10\/29\/the-new-dynamic-chico-hamilton-quintet-con-drumfusion-un-jazz-ripensato-che-anticipa-la-contemporaneita\/","title":{"rendered":"The New Dynamic Chico Hamilton Quintet con \u00abDrumfusion\u00bb, un jazz ripensato che anticipa la contemporaneit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abDrumfusion\u00bb si delinea come un organismo narrativo dal plot non convenzionale, dove ogni passaggio prolunga il precedente e prepara il terreno al successiva ed in cui la componente scritta coabita con l\u2019improvvisazione promulgando una visione che colpisce il fruitore, lo spinge a pensare, ma senza mai stordirlo.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La pubblicazione di \u00abDrumfusion\u00bb nel 1962 segn\u00f2 un punto di svolta nella parabola artistica di Chico Hamilton, non tanto per una rottura netta con il passato, quanto per una ridefinizione consapevole del proprio impianto compositivo. L\u2019abbandono del violoncello, strumento emblematico del precedente quintetto, non rappresent\u00f2 una semplice sostituzione timbrica, bens\u00ec un ripensamento profondo della fisionomia sonora del gruppo. L\u2019ingresso del trombonista Garnett Brown, dotato di una pronuncia acustica piena e flessibile, consent\u00ec ad Hamilton di espandere la gamma dinamica dell\u2019ensemble, delineando i contorni di un ambiente sonoro pi\u00f9 articolato, meno cameristico e pi\u00f9 permeabile alle sollecitazioni ritmiche e armoniche che stavano attraversando il jazz di inizio anni Sessanta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La presenza di Charles Lloyd, ancora giovanissimo <\/strong>ma gi\u00e0 musicalmente eloquente, imprime alla struttura una tensione interna, mai in maniera prevedibile. Il suo fraseggio, modellato sulla scorta dell\u2019esperienza coltraniana, si distanzia dalla linearit\u00e0 del cool jazz californiano, introducendo una componente espressiva pi\u00f9 aspra e pi\u00f9 diretta, talvolta persino ruvida, distribuendo assoli che non si limitano ad evocare, ma piuttosto rielaborano la lezione modale in chiave personale, con un uso del tenore che predilige l\u2019urgenza alla decorazione e la verticalit\u00e0 alla circolarit\u00e0. La scelta di Lloyd di abbandonare il contralto in favore del tenore e del flauto risponde ad una necessit\u00e0 esecutiva, in cui il suo modus operandi mira allo svecchiamento, adattandosi alle urgenze del decennio; soprattutto quando il polistrumentista si affida al flauto traccia una linea tematica che si evolve nel fluire di una trama espressiva sostenuta da Brown e da Gabor Szabo, chitarrista di rara inventiva, in grado di tessere spazi armonici con una libert\u00e0 che non scade mai nell\u2019indeterminatezza. Hamilton, regista timbrico e disegnatore di forma, orienta il flusso mediante un drumming calibrato, dove l\u2019uso delle spazzole e degli accenti secchi definisce l\u2019intero impianto. Ogni singolo strumento agisce secondo una logica di interazione: il trombone struttura, il contrabbasso detta la tabella di marcia, la batteria modella ed il flauto suggerisce. La partitura e l\u2019improvvisazione si fondono, si accavallano e si rimodulano in contrappunto, mentre la composizione genera visione, depositandosi memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019album si conforma come un ordito sonoro che sollecita l\u2019ascoltatore<\/strong> a ripensare le coordinate formali del jazz di inizio anni Sessanta. Ogni scelta timbrica, qualunque deviazione armonica e qualsiasi accento ritmico diventa un&#8217;occasione per ridefinire il rapporto tra struttura e libert\u00e0, tra partitura ed improvvisazione, tra memoria e invenzione, aprendosi ad una molteplicit\u00e0 di percorsi, ognuno orientato da una dinamica che si svela gradualmente. L&#8217;impianto strumentale agisce con coerenza, ma ciascun episodio sonoro si dipana sulla scorta di una necessit\u00e0 che genera relazioni. Le connessioni tra i musicisti si annodano su una tessitura condivisa, dove il gesto individuale si lega all&#8217;intento collettivo. La coerenza si traduce nella capacit\u00e0 di mantenere una direzione anche nell\u2019oscillazione. Il quintetto oltrepassa la simmetria, puntando all&#8217;equilibrio dinamico, dove ogni intervento si colloca in un ordine che innerva il processo costruttivo con consapevolezza. Hamilton e i suoi compagni non si muovono in uno spazio neutro, ma in un contesto che richiede deragliamento e rilanci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il disco si apre con \u00abOne for Joan\u00bb<\/strong>, dove l&#8217;intersezione iniziale del trombone orienta l\u2019ascolto verso una dimensione acustica ampia e priva di rigidit\u00e0. La chitarra di Szabo interviene con discrezione, tessendo una velatura armonica che mira a raggiungere spazi trasversali, mentre il contrabbasso di Stinson stabilisce un walking che non marca, ma offre spunti ai sodali. Hamilton, con l\u2019ausilio delle spazzole, modella un tempo dilatato, lasciando che la forma emerga per stratificazione, mentre la composizione si attesta come una disposizione sonora, in cui tutti possono divergere, per poi ritornare al nucleo gravitazionale dell&#8217;idea. \u00abFreedom Traveler\u00bb, forte del dettato accordale, viene suddivisa in due movimenti, dispensandosi come procedimento interattivo. \u00abPrayer\u00bb apporta una dimensione sospesa, dove il flauto di Lloyd si staglia con una grazia che richiama le curve di una scrittura calligrafica, mentre la batteria tratteggia un ritmo che indica un altrove non ben precisato. \u00abJourney\u00bb rilancia la materia, con il tenore che sancisce una linea verticale, sostenuta da un telaio ritmico pi\u00f9 evidente. La progressione accordale si dirama, con intervalli che si allargano come superfici pittoriche, evocando le campiture emotive di Rothko. Il costrutto s&#8217;implementa in itinerario attraversato da una tensione che si rinnova quasi per partenogenesi. \u00abTales\u00bb si mostra alla stregua di un intreccio motivico fratturato, in cui qualunque strumento assume una funzione narrativa. Mentre il trombone commenta, la chitarra disegna ed il flauto trapunta, la sagoma affiora per scivolamenti, sovrapposizioni e deformazione timbrica richiamando le simmetrie mobili di Moholy-Nagy. La rilettura di \u00abOne For Joan\u00bb non replica, ma riorganizza la trama. Il tema riemerge con un\u2019inclinazione diversa, il trombone assume un ruolo pi\u00f9 assertivo, la chitarra si ritrae, mentre la tessitura ritmica si fa pi\u00f9 tangibile. Hamilton interviene con accenti pi\u00f9 netti, quasi che il tempo fosse una superficie da frastagliare con maggiore decisione. Il cambiamento non altera il senso, ma ne rivela un\u2019altra prospettiva, evidenziando nuove ombre ed inedite profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abHomeward\u00bb si attesta come ritorno, nel senso di un riposizionamento<\/strong>. Il contrabbasso di Stinson funge da bussola, la chitarra di Szabo introduce una traiettoria dissonante, con richiami alla pittura di Nicolas de Sta\u00ebl, in cui masse sonore, contrasti e superfici si piegano. Il tenore di Lloyd interviene con una sonorit\u00e0 che si diffondo ramificandosi in pi\u00f9 direzioni, mentre Hamilton decreta una trama percussiva pi\u00f9 pacata senza mai incalzare. \u00abA Rose for Booker\u00bb affiora con delicatezza, locupletata dal flauto di Lloyd pennella una tavolozza densa di sospensioni, curvature e silenzi. Il trombone si affianca con voce rotonda, sostenuto dalla chitarra che distilla accordi asciutti che oltrepassano l&#8217;idea di decorazione. \u00abTransfusion\u00bb si presenta come innesto, dove il tenore modula una progressione urgente, mentre la chitarra si dimena fra tensioni armoniche che richiamano Bart\u00f3k, tra asimmetrie, contrasti e battiti che colmano le fenditure. La seconda versione di \u00abTransfusion\u00bb cambia le coordinate: Bohannon sostituisce Brown con un&#8217;emissione pi\u00f9 rotonda, la chitarra assume centralit\u00e0 ed il tenore si ritrae, mentre Hamilton interviene con un drumming che sembra riflettere prima di sferrare un colpo. A conti fatti, \u00abDrumfusion\u00bb si delinea come un organismo narrativo dal plot non convenzionale, dove ogni passaggio prolunga il precedente e prepara il terreno al successiva ed in cui la componente scritta coabita con l\u2019improvvisazione promulgando una visione che colpisce il fruitore, lo spinge a pensare, ma senza mai stordirlo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"989\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ChicoHamilton2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12998\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ChicoHamilton2.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ChicoHamilton2-300x290.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ChicoHamilton2-768x742.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Chico Hamilton<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDrumfusion\u00bb si delinea come un organismo narrativo dal plot non convenzionale, dove ogni passaggio prolunga&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12999,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,29,9,26,768,2,3,500,6,23,8],"tags":[70,81,1506,218,49,194,40,270,55,82,71,1505],"class_list":["post-12997","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-hard-bop","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-storia-del-jazz","tag-bebop","tag-blues","tag-drumfusion","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-the-new-dynamic-chico-hamilton-quintet"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/SonyChicoHamiltonX.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12997"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12997\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13000,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12997\/revisions\/13000"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12999"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}