{"id":12798,"date":"2025-10-11T16:34:47","date_gmt":"2025-10-11T14:34:47","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=12798"},"modified":"2025-10-11T20:44:17","modified_gmt":"2025-10-11T18:44:17","slug":"ombre-armoniche-brad-mehldau-e-il-lirismo-di-smith-e-drake-nel-nuovo-ride-into-the-sun-nonesuch-records-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/10\/11\/ombre-armoniche-brad-mehldau-e-il-lirismo-di-smith-e-drake-nel-nuovo-ride-into-the-sun-nonesuch-records-2025\/","title":{"rendered":"Ombre armoniche: Brad Mehldau e il lirismo di Smith e Drake nel nuovo \u00abRide Into The Sun\u00bb (Nonesuch Records, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\u00abRide Into The Sun\u00bb si presenta come l\u2019ennesima tappa di un itinerario artistico che, pur attraversando territori eterogenei, mantiene una coerenza di base: quella di un pensiero musicale che rifugge le etichette e si nutre di contaminazioni, senza mai perdere di vista la centralit\u00e0 del gesto pianistico come atto poetico.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">La discografia di Brad Mehldau per la Nonesuch si \u00e8 arricchita nel tempo di opere che testimoniano una costante tensione verso l\u2019ibridazione dei linguaggi: <em>Suite: April 2020<\/em>, concepito durante il confinamento pandemico, <em>Jacob\u2019s Ladder<\/em>, riflessione musicale su temi spirituali e biblici, e <em>Your Mother Should Know<\/em>, dedicato al repertorio dei Beatles, delineano un percorso in cui la tradizione s&#8217;interseca con la ricerca personale. Le recenti pubblicazioni <em>After Bach II<\/em> e <em>Apr\u00e8s Faur\u00e9<\/em> confermano questa vocazione dialogica, in cui il confronto con i grandi del passato diventa occasione di rinnovamento stilistico. Infine, <em>Formation: Building a Personal Canon, Part I<\/em>, memoir pubblicato nel 2023, offre uno sguardo privilegiato sull\u2019officina interiore di Mehldau, rivelando il processo costruttivo di un\u2019identit\u00e0 artistica fondata sulla riflessione, sull\u2019ascolto e sulla continua ridefinizione del proprio canone espressivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La pubblicazione di \u00abRide Into The Sun\u00bb sotto l\u2019egida della Nonesuch Records<\/strong> si posiziona all\u2019interno di un itinerario artistico che Brad Mehldau ha saputo tracciare con coerenza nel corso degli anni. Il progetto si attesta come un omaggio meditato e affettuoso all\u2019universo poetico di Elliott Smith, cantautore dalla sensibilit\u00e0 obliqua e dalla scrittura armonicamente sofisticata, la cui eredit\u00e0 musicale continua a riverberarsi nel panorama contemporaneo. Il disco ruota attorno all\u2019asse centrale del pianoforte di Mehldau, ma si arricchisce di una tessitura strumentale variegata grazie alla presenza di musicisti di spicco: Daniel Rossen, voce e chitarra proveniente dall\u2019esperienza con i Grizzly Bear; Chris Thile, mandolinista dalla finezza timbrica inconfondibile; Felix Moseholm e John Davis al contrabbasso, quest\u2019ultimo anche responsabile della curatela del progetto; Matt Chamberlain alla batteria, figura di riferimento in ambito cantautorale; ed infine un ensemble cameristico diretto da Dan Coleman, gi\u00e0 collaboratore di Mehldau nell\u2019album <em>Highway Rider<\/em> del 2010. Tale congiunzione di personalit\u00e0 musicali contribuisce a delineare un paesaggio sonoro stratificato, in cui l&#8217;estro del pianista si annoda sinesteticamente ai timbri ed ai colori orchestrali in un dialogo costante. La scelta si concentra su dieci composizioni di Smith, affiancate da quattro pezzi originali di Mehldau, concepiti come riflessi e prolungamenti dell\u2019estetica smithiana. A questi si aggiungono due riletture emblematiche: \u00abThirteen\u00bb dei Big Star, gi\u00e0 interpretata da Smith, e \u00abSunday\u00bb di Nick Drake, artista che Mehldau considera una sorta di \u00abpadrino visionario\u00bb del cantautore americano. L\u2019inclusione di questi due motivi non risponde ad una logica antologica, bens\u00ec a un intento evocativo, volto a delineare una genealogia poetica che attraversa le ombre luminose di Smith e Drake, accomunati da una scrittura intimista e da un senso del tempo musicale sospeso e contemplativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>La scrittura drakeiana si distingue per un uso raffinato della chitarra acustica<\/strong>, spesso accordata in modalit\u00e0 alternative, che gli consente di costruire armonie oblique e progressioni modali dal sapore quasi impressionistico. Il fraseggio strumentale, mai virtuosistico, si sviluppa con una fluidit\u00e0 che richiama il linguaggio del pianismo romantico, pur mantenendo una dimensione intimista e raccolta. In questo senso, la sua musica si colloca in una zona liminale tra folk, jazz e musica da camera, sfuggendo a ogni classificazione rigida. Le liriche, intrise di simbolismo e di immagini naturali, evocano un mondo interiore frantumato, dove il tempo si dilata e la voce narrante sembra sempre sul punto di dissolversi. Drake descrive, allude. I suoi testi sono costellati di figure evanescenti, di paesaggi crepuscolari, di presenze che si affacciano e svaniscono. La voce, flebile e distante, non cerca mai il centro della scena. \u00c8 come se Drake cantasse da un altrove, da una soglia che separa il visibile dall\u2019invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Elliott Smith, all\u2019anagrafe Steven Paul Smith, rappresenta<\/strong> una delle voci pi\u00f9 intense e vulnerabili del cantautorato statunitense degli anni \u201990 e primi 2000. Nato a Omaha il 6 agosto 1969 e cresciuto tra Texas e Oregon, Smith ha saputo coniugare una scrittura lirica intimista con una sensibilit\u00e0 armonica sorprendentemente sofisticata, che lo ha reso figura di culto ben oltre i confini dell\u2019indie rock. Dopo un primo periodo con gli Heatmiser, la sua carriera solista prende avvio nel 1994, segnando un netto distacco dalle sonorit\u00e0 <em>grunge<\/em> per abbracciare un minimalismo espressivo che si rif\u00e0 tanto alla tradizione folk quanto alla malinconia melodica dei Beatles, suoi numi tutelari. La voce, flebile e quasi sussurrata, si sovrappone spesso in armonie stratificate grazie all\u2019uso sapiente del multitracking, generando un effetto di intimit\u00e0 rarefatta e struggente. Il riconoscimento internazionale arriva nel 1998, con \u00abMiss Misery\u00bb candidata all\u2019Oscar per la colonna sonora del film <em>Will Hunting &#8211; Genio ribelle<\/em>. Tuttavia, la sua fama non si traduce mai in una piena esposizione mediatica, poich\u00e9 Smith rimane un artista schivo, tormentato e profondamente legato ad una visione della musica come rifugio e confessione. La sua poetica si nutre di fragilit\u00e0 esistenziale, di relazioni spezzate, di dipendenze e di una costante tensione tra luce e ombra. In tal senso, la sua musica si avvicina a quella di altri \u00abangeli caduti\u00bb della storia del rock, come Nick Drake o Syd Barrett, con cui condivide una sensibilit\u00e0 acuta ed una difficolt\u00e0 a trovare un equilibrio nel mondo esterno. La sua morte, avvenuta il 21 ottobre 2003 a Los Angeles in circostanze ancora oggetto di dibattito, ha cristallizzato la sua figura in una dimensione quasi mitica. Al netto della biografia tragica, ci\u00f2 che resta \u00e8 un corpus discografico di rara bellezza, in grado di parlare al cuore con una sincerit\u00e0 disarmante ed una concretezza armonica che continua ad ispirare musicisti in ogni ambito dello scibile sonoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Nel rievocare il primo incontro con Smith, Mehldau ricorda<\/strong> il fervore creativo che animava Largo Club di Los Angeles, luogo di convergenza per una generazione di cantautori e strumentisti in cerca di nuove forme espressive. L\u00ec, accanto a figure come Rufus Wainwright e Fiona Apple, si delineava una sorta di rinascimento della scrittura musicale, in cui la canzone tornava a essere laboratorio di ricerca e veicolo di introspezione. Mehldau, in quel contesto, accompagnava Smith nelle sue esecuzioni, instaurando un rapporto musicale che avrebbe lasciato tracce durature nel suo repertorio. La riflessione armonica che Mehldau propone su \u00abTomorrow Tomorrow\u00bb rivela una consapevolezza analitica abissale: la combinazione di modi maggiore e minore, cifra distintiva della scrittura smithiana, viene estesa nel solo pianistico, in un gesto che richiama le modulazioni emotive di Schubert e Brahms. Il riferimento al celebre aforisma \u00absorridere tra le lacrime\u00bb, attribuito a un biografo di Brahms, trova una risonanza particolare in \u00abBetter Be Quiet Now\u00bb, opener del disco, in cui la malinconia si stempera in una dolcezza quasi elegiaca. Il titolo dell\u2019album, tratto da un verso di \u00abColorbars\u00bb, assume una valenza simbolica: \u00abRide Into The Sun\u00bb diventa immagine di transito, di comunione spirituale con un artista che ha lasciato il mondo terreno ma continua a parlare attraverso la sua musica. Mehldau, nel descrivere questa sensazione, evoca una dimensione mistica, in cui l\u2019ascolto si traduce in rito di presenza e memoria. Brad Mehldau, Elliott Smith e Nick Drake costituiscono un triangolo artistico in cui convergono sensibilit\u00e0 affini e prospettive divergenti, ciascuna radicata in un linguaggio musicale distinto ma permeabile. Il loro incontro, sebbene non diretto sul piano biografico, si realizza in una dimensione estetica e spirituale, dove il jazz, il cantautorato e l&#8217;inquietudine esistenziale si avvitano sulla scorta di forme espressive del tutto inedite. Le differenze fra i tre si manifestano nel medium espressivo: Mehldau lavora con l\u2019astrazione del pianoforte, Smith con la confessione melodica, Drake con la contemplazione armonica. Tuttavia, ci\u00f2 che li unisce \u00e8 una tensione comune verso l\u2019essenziale, una ricerca del nucleo emotivo della musica, una volont\u00e0 di tramutare il dolore in bellezza. In questo senso, \u00abRide Into The Sun\u00bb non \u00e8 solo un tributo, ma un atto di comunione, in cui Mehldau si fa tramite tra mondi apparentemente distanti, riconoscendone le risonanze profonde<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>A conti fatti, la cifra stilistica di Mehldau si regge su un equilibrio sapiente<\/strong> tra introspezione lirica e complessit\u00e0 armonica, tra controllo tecnico e slancio emotivo. Tale alchimia gli consente di affrontare materiali extra-jazzistici senza mai scadere nella mera trascrizione, ma anzi elevandoli a oggetti di contemplazione musicale, in cui ogni nota sembra scaturire da un\u2019urgenza interiore pi\u00f9 che da un calcolo razionale. \u00abRide Into The Sun\u00bb si presenta cos\u00ec come l\u2019ennesima tappa di un itinerario artistico che, pur attraversando territori eterogenei, mantiene una coerenza di base: quella di un pensiero musicale che rifugge le etichette e si nutre di contaminazioni, senza mai perdere di vista la centralit\u00e0 del gesto pianistico come atto poetico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"548\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/BradMehldauNew-1024x548.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-12800\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Brad Mehldau<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abRide Into The Sun\u00bb si presenta come l\u2019ennesima tappa di un itinerario artistico che, pur&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12799,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,1034,2,3,14,500,6,23,13],"tags":[70,81,431,218,49,194,40,1445,270,55,1444,82,71],"class_list":["post-12798","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-etno-folk","category-jazz","category-musica","category-musica-classica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-ristampa-vinile","category-world-music","tag-bebop","tag-blues","tag-brad-mehldau","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-nonesuch-records","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-ride-into-the-sun","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Mehldau_ante1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12798","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12798"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12798\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12802,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12798\/revisions\/12802"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12799"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12798"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12798"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12798"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}