{"id":12451,"date":"2025-09-19T00:13:44","date_gmt":"2025-09-18T22:13:44","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=12451"},"modified":"2025-09-19T00:13:48","modified_gmt":"2025-09-18T22:13:48","slug":"kind-of-di-antonio-farao-piano-solo-un-diario-armonico-in-dodici-movimenti-notes-around-ag-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/09\/19\/kind-of-di-antonio-farao-piano-solo-un-diario-armonico-in-dodici-movimenti-notes-around-ag-2025\/","title":{"rendered":"\u00abKind Of\u2026\u00bb di Antonio Fara\u00f2 Piano Solo: un diario armonico in dodici movimenti (Notes Around Ag, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Antonio Fara\u00f2, templare delle armonie &#8211; anche le pi\u00f9 recondite &#8211; e disegnatore di spazi acustici, si cimenta attraverso un ventaglio di esecuzioni dove ogni nota contribuisce a delineare un habitat affettivo, in cui prova a raccontarsi senza maschere, affidando al pianoforte il compito di dire ci\u00f2 che le parole non possono e che si svela attraverso un lento procedere, non tanto per carenza di assertivit\u00e0 e dinamismo, ma per consapevolezza di maturit\u00e0 raggiunta.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Antonio Fara\u00f2, figura eminente del pianismo jazz europeo, consegna al pubblico una pagina musicale che si dispone nel alveo dei lavori pi\u00f9 intimi e meditate della sua carriera: \u00abKind Of\u2026\u00bb, edito da Notes Around Ag, sancisce il suo primo cimento in piano solo, un territorio che il compositore milanese ha scelto di esplorare con la consapevolezza di chi ha attraversato decenni di palcoscenico e di vita musicale. Non si tratta di un semplice esercizio di stile, bens\u00ec di un vero e proprio atto di rivelazione, in cui l\u2019artista si espone senza mediazioni, affidando alla voce del pianoforte il compito di raccontare, incantare e sedurre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La struttura tematica dell\u2019album si sostanzia in dodici episodi sonori<\/strong>, otto dei quali originali, mentre i restanti quattro costituiscono riletture di composizioni storiche: \u00abThere Will Never Be Another You\u00bb di Harry Warren, \u00abO Que Ser\u00e1\u00bb di Chico Buarque de Hollanda, \u00abRound Midnight\u00bb di Thelonious Monk e \u00abI Didn\u2019t Know What Time It Was\u00bb di Richard Rodgers. Queste riletture, lungi dall\u2019essere semplici tributi da versare, vengono riforgiati mediante un afflato armonico che ne ridefinisce le prospettive, facendo affiorare una sensibilit\u00e0 interpretativa che si nutre di stratificazioni acustiche, di modulazioni inattese e di una cantabilit\u00e0 che non indulge mai nel sentimentalismo. La traiettoria di Fara\u00f2 si connota per un&#8217;opulenza espressiva che rifugge ogni retorica. Il suo tocco, tecnicamente raffinato ed interiormente articolato, plasma un universo acustico in cui la tensione non \u00e8 mai esibita, bens\u00ec suggerita, insinuata nel fluire delle progressioni armoniche e nel respiro delle pause. L\u2019energia ritmica, da sempre cifra distintiva del suo modus operandi, si manifesta in forme pi\u00f9 contenute, ma non meno incisive: ogni accento, qualsiasi dislocazione metrica, qualunque fraseggio sincopato contribuisce a delineare una fisionomia del suono che si fa narrazione. \u00abKind Of\u2026\u00bb non baratta un semplice lotto di brani ai fini di una proficua esecuzione formale, ma promulga un gesto artistico che s&#8217;instaura nel cono d&#8217;ombra di un ragionamento pi\u00f9 ampio sul ruolo del pianista solista nel jazz contemporaneo. Fara\u00f2, consapevole della responsabilit\u00e0 che tale approccio comporta, affronta la sfida con una maturit\u00e0 che si traduce in equilibrio estetico e carotaggio emozionale. La sua fisiologia sonora, pur radicata nella tradizione afro-americana, si apre a contaminazioni che spaziano dalla musica colta europea alla canzone d\u2019autore brasiliana, passando per suggestioni cinematiche e richiami alla musica modale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La composizione eponima, \u00abKind Of\u2026\u00bb, sancisce un titolo<\/strong> che diventa una sorta di manifesto poetico, nel riflesso di una spiritualit\u00e0 laica, dove il cromatismo si arricchisce di velature gospel e accenti blues, senza mai cadere nella citazione didascalica. Le riletture dei classici, lungi dall\u2019essere esercizi di stile, si delineano come veri e propri dialoghi con la storia. La scelta di affrontare il piano solo dopo oltre quarantacinque anni di carriera non risponde ad una ratio celebrativa, bens\u00ec ad un\u2019urgenza espressiva maturata nel tempo. Come lo stesso Fara\u00f2 dichiara: \u00ab<em>Kind Of\u2026 \u00e8 il frutto di una lunga gestazione, di un percorso che ha richiesto silenzio, ascolto, e una profonda interiorizzazione del gesto musicale. In questo senso, il disco si presenta come una sorta di diario sonoro, in cui ogni traccia corrisponde a una tappa, a una riflessione, a un\u2019intuizione<\/em>\u00bb. Il fraseggio, sempre fluido e mai ridondante, si staglia sulla scorta di una musicalit\u00e0 eloquente che trova i punti di forza nella variet\u00e0 ritmica e nella ricchezza armonica. Le incursioni nell\u2019<em>out playing<\/em>, dosate con accortezza, non rappresentano una fuga dalla forma, bens\u00ec un\u2019estensione del linguaggio, una modalit\u00e0 per espandere il campo semantico del pianoforte. Il risultato costituisce una partitura che oltrepassa la descrizione per diventare pensiero incarnato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abThere Will Never Be Another You\u00bb si apre come una dichiarazione di poetica<\/strong>. La rilettura di Fara\u00f2 non si limita a citare. Il tema, pur mantenendo la sua riconoscibilit\u00e0, viene immerso in una tessitura armonica che ne espande le possibilit\u00e0 narrative. La linea melodica si muove con discrezione, sostenuta da un accompagnamento che suggerisce pi\u00f9 di quanto affermi, lasciando spazio ad una riflessione sul tempo e sulla memoria. \u00abKind Of\u2026\u00bb si sviluppa come una meditazione sonora, in cui ogni elemento sembra emergere da un pensiero interno, mai esibito. La costruzione formale si fa sostanza attraverso una serie di variazioni tese alla mera coerenza. Il pianoforte diventa strumento di scavo, capace di delineare paesaggi emotivi con una procedura sottrattiva che agogna il dettaglio e la nuance. \u00abO Que Ser\u00e1\u00bb viene affrontata con una sensibilit\u00e0 che ne coglie il sussulto implicito. Fara\u00f2 ne distilla l\u2019essenza, lasciando che la melodia si adagi su un impianto armonico, programmato per amplificare il costrutto motivico. Il ritmo, appena accennato, indica un movimento interno, una danza trattenuta ed una nostalgia che non si concede all\u2019enfasi. \u00abPina\u00bb si segnala come una composizione che respira, muovendosi con grazia ed intensit\u00e0. La partitura, costruita su intervalli ampi e su una dinamica che alterna raccoglimento e slancio, lascia affiorare un&#8217;ambientazione lirica che si alimenta di silenzi e di sospensioni. Il pianoforte dipinge una coreografia interiore che si solidifica nell&#8217;immaginario attraverso il suono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abAround\u00bb si distingue per un impianto che si avvolge su se stesso<\/strong>, generando una spirale tematica in cui il motivo principale viene continuamente riformulato. La scrittura ritmica, incisiva e frammentata, dialoga con una tessitura accordale che si apre a soluzioni inattese, immettendo in ruolo una visione compositiva che si sorregge sulla trasduzione e sull\u2019ascolto profondo. \u00abMT\u00bb si muove in una dimensione pi\u00f9 percussiva, dove il pianismo di Fara\u00f2 diventa materia malleabile e vivida. La costruzione modulare favorisce la successione di quadri sonori che si alternano secondo una logica di accumulo e rilascio. Le pause, calibrate con precisione mercuriale, diventano parte integrante del discorso, contribuendo a definire un tempo interiore che si dilata e si contrae. \u00abBallad For Four\u00bb si distende con naturalezza, lasciando che la melodia si sviluppi senza fretta, sostenuta da un accompagnamento che privilegia le trasparenze. Il portato accordale, discreto e grana sottile, genera un ambiente di risonanza in cui ogni nota trova la propria <em>compliance<\/em>. \u00ab&#8217;Round Midnight\u00bb viene affrontata con una lucidit\u00e0 interpretativa che ne coglie la complessit\u00e0 senza appesantirla. Fara\u00f2 ne decanta l\u2019essenza, lasciando che il tema emerga come un\u2019eco, quasi un pensiero che riaffiora lentamente. La scrittura, ricca di cromatismi e deviazioni armoniche, si muove con eleganza, offrendo una lettura che induce all\u2019introspezione. \u00abGospello\u00bb si presenta come una composizione che innesca una spiritualit\u00e0 implicita, mai dichiarata. Il ritmo, pulsante e sincopato, si annoda con una melodia che si sposta tra evocazione e affermazione. L&#8217;aura fonica, arricchita da velature blues ed accenti gospel, costruisce un ambiente acustico che appoggia su un multistrato culturale e su una frizione emotiva trattenuta. \u00abI Didn\u2019t Know What Time It Was\u00bb si sviluppa con levit\u00e0 e trasparenza. Fara\u00f2 ne intercetta la grazia e la fluidit\u00e0, traducendole in una narrazione che privilegia il dettaglio, la sfumatura ed il minimalismo, lasciando che la melodia respiri, che il tempo si dilati e che il silenzio diventi parte integrante del discorso. \u00abMy Blues\u00bb si distingue per una metodologia che rielabora con intelligenza le coordinate del genere. Il ritmo, incisivo e mobile, si amalgama con una tessitura accordale che trattiene e rilascia, suggerendo una visione personale del blues, pi\u00f9 riflessiva ed interiorizzata. \u00abSulle Nuvole\u00bb chiude i battenti dell&#8217;album con una tessitura motivica che dribbla tra sospensione e leggerezza. La melodia, semplice ma non banale, si distende su un accompagnamento che vezzeggia le trasparenze e le risonanze. Il pianoforte diviene strumento di contemplazione, capace di propiziare un clima di quiete, di raccoglimento e immersione totalizzante. A conti fatti, \u00abKind Of\u2026\u00bb si posiziona nel solco di quei lavori che non cercano il consenso immediato, ma la risonanza progressiva. Antonio Fara\u00f2, templare delle armonie &#8211; anche le pi\u00f9 recondite &#8211; e disegnatore di spazi acustici, si cimenta attraverso un ventaglio di esecuzioni dove ogni nota contribuisce a delineare un habitat affettivo, in cui prova a raccontarsi senza maschere, affidando al pianoforte il compito di dire ci\u00f2 che le parole non possono e che si svela attraverso un lento procedere, non tanto per carenza di assertivit\u00e0 e dinamismo, ma per consapevolezza di maturit\u00e0 raggiunta.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/ANTONIO-FARAO-PH-ROBERTO-CIFARELLI-1024x683.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12360\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Antonio Fara\u00f2<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Fara\u00f2, templare delle armonie &#8211; anche le pi\u00f9 recondite &#8211; e disegnatore di spazi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12359,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,768,22,2,3,14,500,6],"tags":[1341,70,81,218,49,194,40,1342,1343,833,270,55,82,71],"class_list":["post-12451","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-hard-bop","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-musica-classica","category-post-bop","category-recensione-dischi","tag-antonio-farao","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-kind-of","tag-notes-around-ag","tag-piano-solo","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/KIND-OF.-PIANO-SOLO.jpeg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12451","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12451"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12451\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12453,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12451\/revisions\/12453"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12359"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12451"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12451"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12451"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}