{"id":12434,"date":"2025-09-18T16:07:22","date_gmt":"2025-09-18T14:07:22","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=12434"},"modified":"2025-09-18T16:08:39","modified_gmt":"2025-09-18T14:08:39","slug":"so-far-di-stefano-rielli-feat-gabriele-mirabassi-la-forma-ed-il-passo-un-debutto-nel-segno-della-misura-gleam-records-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/09\/18\/so-far-di-stefano-rielli-feat-gabriele-mirabassi-la-forma-ed-il-passo-un-debutto-nel-segno-della-misura-gleam-records-2025\/","title":{"rendered":"\u00abSo Far\u00bb di Stefano Rielli Feat. Gabriele Mirabassi: la forma ed il passo, un debutto nel segno della misura (GleAM Records, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abSo Far\u00bb si solidifica come una dichiarazione d\u2019amore post-giovanile alla musica jazz, ma anche una riflessione sul tempo, sulla distanza e sul desiderio.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00abSo Far\u00bb, esordio discografico di Stefano Rielli, si presenta come una dichiarazione d\u2019identit\u00e0 che non indulge in esibizionismi, bens\u00ec si articola secondo una logica di misura, di consapevolezza e di parsimonia: non \u00e8 una <em>deminutio capitis<\/em>, ma la durata complessiva del disco &#8211; appena 31 minuti &#8211; risulta esigua. Un brano in pi\u00f9, magari originale, non avrebbe fatto male all&#8217;impianto complessivo del disco. Il titolo, infatti nella sua ambivalenza comunicazionale, delinea, da un lato la voglia di raggiungere un traguardo lontano, dall&#8217;altra la notevole distanza che manca ancora al raggiungimento di tale obiettivo. L&#8217;album si compone di sette tracce, sei delle quali rielaborano repertori consolidati, mentre la sola \u00abSeesaw\u00bb reca la firma autografa del contrabbassista. L\u2019intero lavoro si muove nel solco del post-bop, ma ne rilegge le strutture affidandosi essenzialmente al rigore formale, in cui, per\u00f2, l&#8217;audacia risulta tenuta a bada. Siamo alle prese con una costruzione musicale che si nutre di ascolto, studio ed immaginazione. Rielli agisce non solo come interprete, ma anche come pensatore musicale, capace di far dialogare le voci strumentali in un ordine interno che riflette la sua visione, ancora lievemente scolastica. Nelle liner notes, Spencer Travis coglie con precisione questa postura: <em>\u00ab<\/em><em>una figura che si affaccia sulla scena con passo misurato, ma con uno sguardo gi\u00e0 orientato al futuro, nel solco di un linguaggio post-bop che Rielli padroneggia e rilegge con sensibilit\u00e0<\/em>\u00bb. In effetti, il limite di un&#8217;opera prima pu\u00f2 essere dato proprio dall&#8217;eccesso di riproposizione, anzich\u00e9 di proposizione, dove rilettura non assume la medesima pregnanza della scrittura e di una validit\u00e0 epistemologica. Nello specifico, tutto ci\u00f2 non inficia, almeno nella forma e nell&#8217;ethos, la gradevole fruizione del disco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L&#8217;opener \u00e8 affidato ad \u00abOff the Top\u00bb, composizione di Jimmy Smith<\/strong> che funge da portale d\u2019ingresso. L\u2019organico &#8211; contrabbasso, sassofono tenore, organo Hammond e batteria &#8211; si dispone secondo una geometria sonora che richiama la tradizione hard bop, ma che viene filtrata attraverso una scrittura attenta alla dinamica ed alla stratificazione timbrica. Il basso non si limita a sostenere, bens\u00ec articola un profilo ritmico che dialoga con l\u2019organo, generando una trama espressiva fitta di accenti e di sfumature. Il sassofono tenore di Emanuele Coluccia espone il tema con una voce che non mira al protagonismo, bens\u00ec la coabitazione timbrica. L\u2019interplay tra gli strumenti genera un ambiente sonoro stratificato, dove la progressione armonica si sviluppa secondo una approccio modulare, evitando risoluzioni immediate e lasciando spazio alla risonanza. \u00abLike Sonny\u00bb, omaggio a Coltrane, stabilisce un&#8217;ambientazione pi\u00f9 lirica, dove la cantabilit\u00e0 del tema s&#8217;innesta in un impianto accordale che si nutre di modulazioni e di sovrapposizioni. L\u2019interplay tra basso e Hammond tratteggia un ambiente sonoro che richiama la pittura tonale, dove ogni colore si stratifica e si trasfigura. Il sassofono, sempre misurato, si staglia con un&#8217;aura fonica che rimanda alla vocalit\u00e0 interiore, mentre la batteria di Marco Girardo mantiene una pulsazione flessibile, capace di adattarsi al respiro del fraseggio. \u00abDewey Square\u00bb, composizione di Charlie Parker, viene riletta attraverso una lente cameristica che ne deforma il carattere primigenio. L\u2019intervento di Gabriele Mirabassi al clarinetto &#8211; vera punta di diamante dell&#8217;album &#8211; apporta una dimensione timbrica ed una fisionomia acustica inattesa, dove la voce del legno si fa veicolo di una cantabilit\u00e0 che richiama la musica da camera francese. L\u2019arrangiamento, ispirato alla versione di Roy Hargrove, si dipana secondo un&#8217;idea di equilibrio e di misura, dove ogni strumento trova il proprio spazio senza mai accavallarsi. Il contrabbasso assume una funzione lirica, delineando un profilo acustico che si nutre di dettagli e di silenzi. \u00abMy Love, Effendi\u00bb, rilettura dell\u2019\u00abEffendi\u00bb di McCoy Tyner nella versione di Kurt Elling, si distanzia per la sua energia ritmica e per l\u2019intreccio timbrico tra il sax tenore di Coluccia, l&#8217;organo Hammond suonato da Vincenzo Abbracciante ed il contrabbasso del band-leader. L\u2019esposizione del tema, affidata al sassofono, s&#8217;innesta in un contrappunto vigoroso e coerente. Rielli introduce due elementi originali: un interludio che anticipa il solo di contrabbasso ed una chiusura inedita che si colloca nel parenchima genetico del brano. L&#8217;intelaiatura armonica si sviluppa secondo una ratio di frizione controllata, dove le progressioni mutano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abSeesaw\u00bb, unico componimento originale, rappresenta il cuore del disco<\/strong>. Il titolo, traducibile con \u00abaltalena\u00bb, sintetizza la natura oscillante della composizione, tanto sul piano ritmico quanto su quello armonico. Il tema, esposto all&#8217;unisono da contrabbasso, sax ed organo, si divide in sezioni che alternano momenti di opulenza e di vaporizzazione. La batteria introduce una dimensione performativa che rompe gli schemi, aprendosi ad una modalit\u00e0 pi\u00f9 libera. La trama, ispirata al rhythm changes, viene rielaborata con cambi armonici che rimandano alle perifrasi coltraniane, fondendo energia be-bop ed intensit\u00e0 spirituale. \u00abEndless Lawns\u00bb, composizione di Carla Bley, riprende la cover di Kurt Elling, dalla quale Rielli trae ispirazione. Il contrabbasso assume una funzione completa, veicolando tanto la componente ritmica quanto quella lirica. L\u2019atmosfera che ne scaturisce appare rarefatta e sognante, ma mai evanescente. La scrittura accordale si evolve secondo una teoria impressionista, dove le modulazioni si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0. Il tema, esposto con delicatezza, s&#8217;interseziona in un habit sonoro che richiama la pittura di Rothko, in cui il colore si stratifica e si trasfigura. \u00abWhere To Find It\u00bb, gi\u00e0 incluso nell&#8217;album \u00abSuperBlue\u00bb di Kurt Elling, ferma le macchine con una riflessione musicale che si nutre di contrasti. Il tema, ispirato all\u2019\u00abAung San Suu Kyi\u00bb di Wayne Shorter, s&#8217;inabissa in una struttura blues sui generis, dove le melodie pentatoniche si avvitano con talune atmosfere coltraniane. La coralit\u00e0 strumentale santifica una dimensione rituale, dove la batteria disegna traiettorie poliritmiche che si destabilizzano e si rinnovano, quasi per partenogenesi. Il contrabbasso, sempre presente, modella il tessuto sonoro con una puntigliosit\u00e0 che mira alla concretezza formale ed alla stabilit\u00e0 strutturale. \u00abSo Far\u00bb si solidifica come una dichiarazione d\u2019amore post-giovanile alla musica jazz, ma anche una riflessione sul tempo, sulla distanza e sul desiderio. Risulta difficile dare un giudizio complessivo su Rielli, al netto della validit\u00e0 esecutiva e formale del disco che non oltrepassa di molto le dimensioni di un EP. Al prossimo passaggio discografico, consigliamo l&#8217;utilizzo di composizioni originali e meno tributarismo, ma soprattutto un affrancamento da Kurt Elling &#8211; un buon intrattenitore da festival estivi &#8211; ma lontano dalle dinamiche evolutive del jazz legato all&#8217;hic et nunc.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1013\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Stefano-Rielli2x.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12436\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Stefano-Rielli2x.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Stefano-Rielli2x-300x297.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Stefano-Rielli2x-768x760.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Stefano Rielli<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSo Far\u00bb si solidifica come una dichiarazione d\u2019amore post-giovanile alla musica jazz, ma anche una&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12435,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,9,26,768,22,2,3,6,28],"tags":[70,81,218,242,194,40,270,55,82,1338,71],"class_list":["post-12434","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-hard-bop","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-swing","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-gleam-records","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-stefano-rielli","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/StefanoRielli_Ante-e1758204243526.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12434","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12434"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12434\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12438,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12434\/revisions\/12438"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12435"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}