{"id":12182,"date":"2025-09-05T15:17:34","date_gmt":"2025-09-05T13:17:34","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=12182"},"modified":"2025-09-05T15:18:34","modified_gmt":"2025-09-05T13:18:34","slug":"p-p-p-profezia-e-predire-il-presente-di-massimo-zamboni-lessenza-di-pasolini-in-un-requiem-civile-in-tredici-movimenti-le-vele-egea-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/09\/05\/p-p-p-profezia-e-predire-il-presente-di-massimo-zamboni-lessenza-di-pasolini-in-un-requiem-civile-in-tredici-movimenti-le-vele-egea-2025\/","title":{"rendered":"\u00abP.P.P. Profezia \u00e8 Predire il Presente\u00bb di Massimo Zamboni. L\u2019essenza di Pasolini in un requiem civile in tredici movimenti (Le Vele \/ Egea, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>L\u2019intero lavoro si articola come una partitura critica, in cui ogni traccia assume la funzione di nodo tematico, di snodo emotivo e di rilancio intellettuale. Non esiste narrazione, ma struttura. Non c\u2019\u00e8 celebrazione, ma tensione. La voce di Zamboni si modella su un profilo acustico che predilige la sottrazione, il chiaroscuro e la sospensione.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">In \u00abP.P.P. Profezia \u00e8 Predire il Presente\u00bb, Massimo Zamboni, gi\u00e0 voce critica e musicale dei CCCP e dei CSI, non realizza un disco, ma una pagina musicale che si pone nel solco di una riflessione civile e poetica, dove la figura di Pier Paolo Pasolini non viene evocata come icona, bens\u00ec interrogata come presenza inquieta, ancora capace di generare pensiero. L\u2019intero lavoro si articola come una partitura critica, in cui ogni traccia assume la funzione di nodo tematico, di snodo emotivo e di rilancio intellettuale. Non esiste narrazione, ma struttura. Non c\u2019\u00e8 celebrazione, ma tensione. La voce di Zamboni si modella su un profilo acustico che predilige la sottrazione, il chiaroscuro e la sospensione. Il canto iniziale in friulano rappresenta un atto di resistenza linguistica, che rimanda alle \u00abPoesie a Casarsa\u00bb ed alla lotta pasoliniana per una lingua altra, non addomesticata dal consumo. Da l\u00ec, il percorso si fa sempre pi\u00f9 scuro, come scrive Zamboni stesso, ma non per compiacere una retorica del dolore, piuttosto per restituire la complessit\u00e0 di un pensiero che non ha mai cercato consolazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Ogni frammento sonoro si trasforma nel segmento <\/strong>di un pensiero musicale, il quale si sviluppa secondo una logica tematica e armonica, in un dialogo costante con la figura di Pier Paolo Pasolini e con le inquietudini del Novecento. Il gesto iniziale, \u00abE jo \u00e7anti\u00bb, non rappresenta un semplice incipit, ma un atto fondativo. Come accennato, la scelta della lingua friulana, affidata alla voce di Carlotta Del Bianco, non risponde ad un intento folklorico, bens\u00ec a una precisa volont\u00e0 di restituire dignit\u00e0 a una lingua marginalizzata, come Pasolini fece nelle \u00abPoesie a Casarsa\u00bb. Il colore sonoro diviene essenziale, quasi rituale, mentre la struttura melodica si modella su un andamento circolare, che richiama la ciclicit\u00e0 del tempo contadino. La musica non accompagna il testo, ma lo sostiene, lo innerva e lo fa vibrare come corpo linguistico. Con \u00abLa rabbia e l\u2019hashish\u00bb il paesaggio si trasforma, tanto che la dimensione acustica si fa torbida, stratificata, e la voce di Zamboni assume un tono pi\u00f9 assertivo, ma mai enfatico. Il motivo evoca direttamente il film pasoliniano \u00abLa rabbia\u00bb, ma lo fa attraverso una trama espressiva che richiama l\u2019alterazione percettiva, la deriva sensoriale di un\u2019Italia smarrita. Il basso pulsante e le tessiture elettroniche non descrivono, ma incarnano lo spaesamento. Il riferimento letterario si allarga a Moravia e a Testori, autori che come Pasolini hanno indagato la corporeit\u00e0 come luogo di conflitto. \u00abCanto degli sciagurati\u00bb ed \u00abOra ancora\u00bb articolano una doppia tensione: da un lato la coralit\u00e0 degli esclusi, dall\u2019altro la voce interiore che cerca permanenza. Il primo si colloca nel solco dei \u00abRagazzi di vita\u00bb, con una fisionomia del suono ruvida, spezzata, dove le percussioni simulano il passo incerto di chi non ha direzione. Il secondo, invece, si avvicina alla scrittura di \u00abPetrolio\u00bb, con armonie sospese e una vocalit\u00e0 trattenuta, che suggerisce pi\u00f9 che affermare. La musica qui non illustra: suggerisce, allude, si ritrae. \u00abGr\u00e2ndola Vila Morena\u00bb rappresenta un punto di svolta. Il riferimento alla rivoluzione portoghese non \u00e8 solo storico, ma simbolico: \u00e8 l\u2019ultima fiammata utopica prima del declino. La struttura ritmica \u00e8 marziale, ma non aggressiva, e la coralit\u00e0 militante richiama la dimensione collettiva di un sogno politico ormai dissolto. Il legame con Pasolini appare implicito: si tratta di quel momento in cui la speranza si fa gesto, prima di essere schiacciata dalla realt\u00e0. \u00abVorremmo esserci\u00bb e \u00abSorella Sconfitta\u00bb delineano un paesaggio emotivo in bilico tra desiderio e accettazione. Il primo \u00e8 una dichiarazione di impotenza, dove la voce si fa fragile, e la trama sonora si costruisce su vuoti pi\u00f9 che su pieni. Il secondo, invece, assume la sconfitta come postura critica, come condizione ontologica. Il riferimento letterario si sposta su Elsa Morante e Simone Weil, intellettuali che hanno fatto della sconfitta una forma di lucidit\u00e0. La musica non cerca redenzione, ma un approdo in una terra dove la parola verit\u00e0 abbia un senso compito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abFermamente collettivamente\u00bb rilancia la dimensione politica<\/strong>, ma lo fa con una consapevolezza diversa. Il ritmo risulta serrato, la vocalit\u00e0 pi\u00f9 assertiva, e la struttura armonica si modella su una logica iterativa, come una marcia che non vuole convincere, ma ricordare. Il pensiero pasoliniano qui s&#8217;interseca con quello di Gramsci, con l\u2019idea di una coscienza civile che non si arrende, ma si riformula. \u00abCantico cristiano\u00bb introduce una spiritualit\u00e0 laica, dove il sacro non costituisce un dogma, ma compassione. Il riferimento al \u00abVangelo secondo Matteo\u00bb appare evidente, ma la musica non diventa liturgia, ma si fa gesto umano. L\u2019organo e le armonie modali costruiscono un\u2019aura fonica mistica, dove la voce si fa orante, ma mai retorica. Qui il pensiero pasoliniano si avvicina a quello di Simone, a una religiosit\u00e0 incarnata nel quotidiano. Il doppio \u00abLamento per la morte di Pasolini\u00bb non descrive una commemorazione, ma una variazione tematica. La prima versione risulta pi\u00f9 strutturata, con archi sintetici e pause eloquenti; la reprise \u00e8 pi\u00f9 rarefatta, quasi dissolta. In entrambe, la morte non diventa chiusura, ma rilancio. Il pensiero pasoliniano, schiantato a Ostia, non si dissolve, piuttosto si rifrange, si trasforma, si rilancia nel presente. \u00abTu muori\u00bb assume le sembianze di costrutto sonoro pi\u00f9 intimo. La voce si fa diretta, il tu \u00e8 senza mediazioni. La struttura musicale risulta minimale, con chitarra e voce, mentre il silenzio diventa parte integrante della composizione. Il riferimento letterario si avvicina a Pavese, a quella scrittura che non cerca spiegazioni, ma constatazioni. Infine, \u00abPersona non grata\u00bb non corrisponde ad una chiusa, bens\u00ec ad una dichiarazione. Il pensiero pasoliniano, ostracizzato, censurato, si conferma ancora necessario e presente. La tessitura sonora appare stratificata, con un climax finale che non cerca effetto, ma profondit\u00e0. La voce cerca la fermezza, consapevole e strutturata, mentre laddove il pensiero non \u00e8 stato ridotto, n\u00e9 impoverito, possiede tutte le potenzialit\u00e0 per generare ancora un visione. In sintesi, \u00abP.P.P. Profezia \u00e8 Predire il Presente\u00bb non \u00e8 un semplice lotto di brani, ma una composizione unitaria, dove ogni ogni passaggio diventa un nodo e uno snodo tematico, un rilancio poetico, una variazione critica. La musica non solo accompagna il pensiero, ma l&#8217;incarna.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"667\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/massimo-Zamboni2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12184\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/massimo-Zamboni2.jpg 1000w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/massimo-Zamboni2-300x200.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/massimo-Zamboni2-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Massimo Zamboni<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intero lavoro si articola come una partitura critica, in cui ogni traccia assume la funzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":12183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[25,9,26,1034,22,2,3,924,6,17,13],"tags":[113,70,81,985,1000,218,49,194,40,1269,1267,1268,270,55,53,82,71],"class_list":["post-12182","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blues","category-cultura","category-editoriale","category-etno-folk","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-musica-dautore","category-recensione-dischi","category-rock","category-world-music","tag-avanguardia","tag-bebop","tag-blues","tag-cantautore","tag-egea-records","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-le-vele","tag-massimo-zamboni","tag-p-p-p-profezia-e-predire-il-presente","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-rock","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Zamboni_PPP-e1757077958972.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12182","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12182"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12182\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12186,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12182\/revisions\/12186"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12183"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}