{"id":11855,"date":"2025-08-07T16:20:39","date_gmt":"2025-08-07T14:20:39","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11855"},"modified":"2025-08-07T16:27:02","modified_gmt":"2025-08-07T14:27:02","slug":"orange-mun-con-love-un-altrove-sonoro-deliberatamente-inafferrabile-filibusta-records-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/08\/07\/orange-mun-con-love-un-altrove-sonoro-deliberatamente-inafferrabile-filibusta-records-2025\/","title":{"rendered":"Orange Mun con \u00abLove\u00bb, un altrove sonoro deliberatamente inafferrabile (Filibusta Records, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>La dimensione jazzistica, da cui entrambi i membri provengono, agisce in profondit\u00e0, non tanto come genere, ma quanto attitudine al rischio, alla sospensione e all\u2019ambiguit\u00e0.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Cinico Bertallot \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Risulta assai difficile stabilire il punto esatto in cui la materia sonora si fa soglia del simbolico; eppure \u00abLove\u00bb, del duo Orange Mun, alias Martina Gurrieri ed Emilio Longombardo, sembra collocarsi proprio l\u00ec, sul crinale mobile fra la dimensione timbrica e quella visionaria, fra la gravit\u00e0 del suono e il volo dell\u2019immaginazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Non siamo davanti a un semplice compendio di brani elettronici.<\/strong> \u00abLove\u00bb \u00e8 un lavoro coeso, a tratti claustrofobico, ma mai gratuito nel suo incedere cupo; un concept album solo in apparenza, poich\u00e9 la coerenza che lo governa non \u00e8 quella della narrazione esplicita, bens\u00ec una tensione costante, tonale, emotiva e retorica, verso un altrove che rimane deliberatamente inafferrabile. Fin dai primi suoni di \u00abAll Over You\u00bb, si avverte un\u2019irrequietezza che non cerca esplosione, ma implosione: la voce si fa fragile invocazione, mentre la grana elettronica, sostenuta da un sapiente utilizzo di synth, drum machine e tastiere, evoca pi\u00f9 un magma in subbuglio che una geometria danzante. La lezione della deep house e del soul si percepisce in filigrana, ma \u00e8 come se venisse filtrata attraverso una lente offuscata, un diaframma emotivo che la rende altra, pi\u00f9 introversa e meno coreutica. Con \u00abHealing\u00bb si entra nel cuore del progetto: brano quasi liturgico, fondato su un\u2019idea di purificazione sonora che evita ogni retorica new age per sostituirvi un\u2019ascetica scarnificazione timbrica. Gurrieri canta come chi cerca la salvezza non in una luce esterna, ma nel buio stesso da cui si proviene. Il canto non redime, ma incide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abFuture\u00bb si configura invece come il nodo critico del progetto<\/strong>, quale interrogazione sulla contemporaneit\u00e0, sulla tensione performativa dell\u2019io e sulla mistificazione del progresso. Qui l\u2019elettronica si fa pi\u00f9 tagliente, pulsante, forse pi\u00f9 vicina alla lezione di certa scuola berlinese, ma sempre temperata da una malinconia liquida che impedisce ogni slancio assertivo. Nessuna risposta, ma solo un disorientamento lucido. L\u2019ascolto prosegue fra episodi atmosferici, come \u00abInnocent\u00bb, dove il sogno e la disillusione si compenetrano in modo perturbante o \u00abS\u00bb, piccolo poemetto ambientale dove l\u2019aereo, l\u2019addio e la sospensione si intrecciano in una visione rarefatta e straniante. In \u00abSunrise Overflow\u00bb e \u00abOne More Sunrise\u00bb, la polarit\u00e0 giorno\/notte, tempo\/atemporalit\u00e0, si fa centro poetico, in una continua tensione verso una rinascita che si lascia solo intravedere. Nulla \u00e8 lineare, mentre il tempo diventa un labirinto. \u00abAlright\u00bb rappresenta forse il momento pi\u00f9 \u00abterrestre\u00bb del disco, l&#8217;affermazione (pi\u00f9 desiderata che creduta) che \u00abandr\u00e0 tutto bene\u00bb si staglia su un paesaggio sonoro che ricorda le trame crepuscolari dei Notwist o le confessioni digitali di James Blake, pur mantenendo un\u2019identit\u00e0 linguistica autonoma. Infine, \u00abLost\u00bb, ambientato idealmente nella metropolitana parigina, chiude il cerchio nel segno dello smarrimento. Ma non si tratta di un&#8217;uscita drammatica o decadente, ma piuttosto di un lento dissolversi nella folla, nella distanza, in una solitudine condivisa che assume i tratti del reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il suono di Orange Mun, Martina Gurrieri ed Emilio Longombardo,<\/strong> si diffonde come una nube sonora<em> <\/em>densa, opaca, ma con riflessi iridescenti. La scrittura appare introspettiva senza mai essere autoreferenziale, e l\u2019interazione fra voce e suono diviene il vero punto di forza dell\u2019intero lavoro. La dimensione jazzistica, da cui entrambi i membri provengono, agisce in profondit\u00e0, non tanto come genere, ma quanto attitudine al rischio, alla sospensione e all\u2019ambiguit\u00e0. In un panorama italiano spesso polarizzato tra l\u2019elettronica \u00abintelligente\u00bb es il cantautorato sentimentale, \u00abLove\u00bb s&#8217;impone come un corpo sonoro anomalo, refrattario a ogni classificazione netta. Siamo di fronte ad un disco che non chiede di essere ascoltato, ma abitato. E forse \u00e8 proprio questo il suo gesto pi\u00f9 radicale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"684\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/OrangeMun5-1024x684.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11856\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/OrangeMun5-1024x684.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/OrangeMun5-300x200.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/OrangeMun5-768x513.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/OrangeMun5.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Orange Mun<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La dimensione jazzistica, da cui entrambi i membri provengono, agisce in profondit\u00e0, non tanto come&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":14,"featured_media":11857,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,843,563,18,22,2,3,6,17,13],"tags":[70,81,1170,218,49,194,40,1171,270,55,82,71],"class_list":["post-11855","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-elettro-beat","category-free-jazz","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-recensione-dischi","category-rock","category-world-music","tag-bebop","tag-blues","tag-electro-beat","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-orange-mun","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Orange-Mun-L-O-V-E-e1754576271755.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11855","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/14"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11855"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11855\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11859,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11855\/revisions\/11859"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11857"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11855"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11855"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11855"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}