{"id":11851,"date":"2025-08-06T21:27:19","date_gmt":"2025-08-06T19:27:19","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11851"},"modified":"2025-08-06T21:27:26","modified_gmt":"2025-08-06T19:27:26","slug":"in-to-not-forget-the-stars-orbite-e-risonanze-un-viaggio-musicale-con-zennaro-e-scandroglio-auand-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/08\/06\/in-to-not-forget-the-stars-orbite-e-risonanze-un-viaggio-musicale-con-zennaro-e-scandroglio-auand-2025\/","title":{"rendered":"\u00abIn To Not Forget The Stars\u00bb: orbite e risonanze, un viaggio musicale con Zennaro e Scandroglio (Auand, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Una traiettoria in cui ogni episodio costituisce un\u2019orbita distinta attorno a un nucleo tematico comune: la ricerca di un altrove sonoro capace di evocare il cielo, la memoria e la distanza, senza mai ridursi a mera illustrazione evocativa, ma esperienza immersiva, un dispositivo di ascolto e contemplazione che sospende il tempo e riporta lo sguardo verso l\u2019alto.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Cinico Bertallot \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00abIn To Not Forget The Stars\u00bb, Luca Zennaro e Michelangelo Scandroglio proseguono e approfondiscono un sodalizio gi\u00e0 germinato in \u00abGently Broken\u00bb (Auand, marzo 2024), ora pienamente consacrato in un progetto che si colloca all\u2019intersezione fra ricerca timbrica e meditazione poetica. L\u2019album, pubblicato ancora una volta sotto l\u2019egida di Auand Records e sostenuto dal contributo di Nuovo Imaie, si configura come un itinerario sonoro e visivo al contempo, capace di evocare l\u2019ampiezza siderale ed il fascino inafferrabile della volta notturna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il duo &#8211; Scandroglio al basso elettrico e ai samplers, Zennaro alla chitarra<\/strong> e agli apparati elettronici &#8211; si avvale di una compagine strumentale che ne amplifica la visione: Stefano \u00abBeko\u00bb Bechini, artefice di un sofisticato intreccio di batteria, sintetizzatori e sound design; Edoardo Battaglia, cui si devono interventi percussivi di calibrata energia; e un nucleo di ospiti illustri quali Francesco Bearzatti, Federico Calcagno, Simone Graziano e Alessandro Lanzoni, ciascuno portatore di un apporto idiomatico distinto. L\u2019ordito musicale, intessuto di elementi provenienti dal jazz, dal folk e da un certo minimalismo contemporaneo, procede per stratificazioni sottili ed aperture improvvise, rifiutando ogni irrigidimento categoriale. Ne emerge un paesaggio acustico in cui ogni fraseggio sembra tendere verso un orizzonte immateriale, dove la melodia non si limita a descrivere, ma si erge a vera e propria cartografia dell\u2019altrove. Le composizioni originali, affidate ora a Zennaro ora a Scandroglio, si dispiegano come frammenti di un unico racconto astrale: un continuum narrativo che non conosce soluzione di continuit\u00e0 fra contemplazione e tensione dinamica. Il titolo stesso, To Not Forget the Stars, rivela la matrice concettuale del progetto. Come afferma Zennaro, esso intende preservare il legame con ci\u00f2 che resta remoto e intangibile, ma nondimeno presente nella coscienza collettiva: le stelle come custodi silenziose della memoria umana, come depositarie di sogni e inquietudini. Scandroglio vi riconosce una dichiarazione d\u2019intenti, un gesto di resistenza alla dissipazione dell\u2019essenziale, un invito a sostare nell\u2019enigma e a riconoscere la bellezza che alberga nell\u2019ignoto. Questa tensione alla trascendenza trova espressione nella variet\u00e0 timbrica dei singoli episodi. Ogni sezione sembra affacciarsi su un diverso firmamento, pur rimanendo parte integrante di una costellazione unitaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>In apertura, \u00abSomewhere In Between\u00bb di Michelangelo Scandroglio<\/strong> introduce immediatamente la cifra poetica dell\u2019album: un andamento sospeso, quasi anfibio, che si muove fra densit\u00e0 armoniche e rarefazioni improvvise. Il basso elettrico non assume soltanto un ruolo fondativo, ma agisce come guida narrativa, alternando fraseggi lirici a impulsi ritmici di sottile irregolarit\u00e0. Le chitarre di Zennaro, ora eteree ora granulate da effetti di modulazione, dialogano con un tessuto elettronico che non invade mai, ma vela e sfuma i contorni, suggerendo un orizzonte in perenne mutamento. La forma si sviluppa per accumulo di micro-cellule, pi\u00f9 che per progressione lineare, e questo accentua l\u2019impressione di trovarsi in uno spazio intermedio, fra sogno e veglia. \u00abI Hope It Works\u00bb si colloca su un versante pi\u00f9 intimo e introspettivo, quasi un appunto diaristico trasformato in linguaggio musicale. Qui la chitarra di Zennaro assume la funzione di voce narrante, intessendo linee melodiche che sembrano farsi e disfarsi nella stessa misura. L\u2019uso parco della batteria crea un senso di sospensione, come se il tempo metrico fosse una variabile elastica. Le armonie si muovono per gradi impercettibili, evitando risoluzioni definitive, e ci\u00f2 produce un clima emotivo di attesa e incertezza, in perfetta coerenza con il titolo. La title-track, \u00abTo Not Forget the Stars\u00bb, si presenta come una dichiarazione estetica: ampio respiro formale, sviluppo graduale delle dinamiche, interplay calibrato fra il basso di Scandroglio e il clarinetto di Federico Calcagno, la cui timbrica vellutata diviene il centro emotivo della composizione. L\u2019andamento modulare e la reiterazione di cellule melodiche agiscono come un mantra, favorendo un ascolto contemplativo. L\u2019effetto \u00e8 quello di una lenta ascensione, in cui ogni intervento strumentale appare come una nuova stella che entra nel campo visivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIs This Real?\u00bb apre invece una prospettiva pi\u00f9 ambigua e cangiante<\/strong>. Il <em>prepared piano<\/em> e i sintetizzatori di Simone Graziano creano un paesaggio sonoro che oscilla fra riconoscibilit\u00e0 tonale e distorsione percettiva, come se la materia musicale venisse costantemente deformata da una lente convessa. Le figure ritmiche frammentate e la sovrapposizione di pattern asimmetrici generano un senso di instabilit\u00e0 voluta, sottolineando la natura interrogativa del titolo. In \u00abI Don\u2019t Like Your Weird Stuff\u00bb, la complicit\u00e0 tra chitarra, basso e sax tenore di Francesco Bearzatti produce un\u2019energia quasi teatrale. L\u2019elemento ritmico diventa propulsivo, talvolta persino polemico, sostenuto da un sound design che inserisce frammenti di rumore controllato e micro-loop digitali. Formalmente, il brano si avvale di contrasti improvvisi fra episodi di compattezza timbrica e spazi di rarefazione estrema, creando un gioco di tensione e rilascio che si avverte anche sul piano emotivo, fra ironia e frizione. \u00abGhost In Seoul\u00bb adotta una prospettiva pi\u00f9 notturna e cinematografica. Il basso elettrico tesse una linea quasi ipnotica, mentre le armonie di Graziano, fra Rhodes e sintetizzatori, producono riflessi cangianti, simili a luci urbane riflesse sull\u2019asfalto bagnato. Le pulsazioni ritmiche, pi\u00f9 che scandire, suggeriscono, e l\u2019atmosfera complessiva rimanda a un\u2019immagine in movimento, sfocata e inafferrabile, che resta impressa per la sua qualit\u00e0 onirica. In \u00abWestside\u00bb, Alessandro Lanzoni al piano introduce un lirismo ampio, quasi cantabile, che si intreccia con le linee elettriche di Zennaro. La costruzione formale procede per aperture progressive, lasciando che l\u2019armonia si dilati e respiri, fino a lambire momenti di intensa coralit\u00e0 strumentale. Il brano, pur radicato in una matrice jazzistica, si lascia attraversare da influssi urbani e cinematografici, fondendo spontaneit\u00e0 improvvisativa e precisione compositiva. La chiusura affidata a \u00abBul Ma Nak\u00bb condensa l\u2019intero arco espressivo del disco: il tema iniziale, pronunciato dal sax di Bearzatti, agisce come epigrafe, subito avvolta da una trama di chitarra e basso che si muove fra pulsazioni regolari e scarti improvvisi. L\u2019impianto armonico, volutamente non conclusivo, lascia l\u2019ascoltatore in una sospensione rarefatta, come se il viaggio verso le stelle restasse in corso, senza approdare a un punto fermo. \u00c8 una chiusa che rinuncia alla retorica della risoluzione per mantenere aperto lo spazio della contemplazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Cos\u00ec, la sequenza delle otto tracce non appare<\/strong> come una semplice giustapposizione, ma come un\u2019unica traiettoria in cui ogni episodio costituisce un\u2019orbita distinta attorno a un nucleo tematico comune: la ricerca di un altrove sonoro capace di evocare il cielo, la memoria e la distanza, senza mai ridursi a mera illustrazione evocativa, ma esperienza immersiva, un dispositivo di ascolto e contemplazione che sospende il tempo e riporta lo sguardo verso l\u2019alto. Un concept che, per ampiezza di visione e finezza esecutiva, si colloca in quel territorio raro in cui la musica riesce a farsi fenomenologia del cielo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"789\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/post.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11852\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/post.jpg 900w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/post-300x263.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/post-768x673.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una traiettoria in cui ogni episodio costituisce un\u2019orbita distinta attorno a un nucleo tematico comune:&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":14,"featured_media":11853,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[843,745,563,15,2,3,500,6,13],"tags":[1169,70,81,218,49,194,1167,40,270,55,82,71,1168],"class_list":["post-11851","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-elettro-beat","category-ethno-music","category-free-jazz","category-funk","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-world-music","tag-auand","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-in-to-not-forget-the-stars","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-zennaro-e-scandroglio"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Ante-e1754508321575.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11851","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/14"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11851"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11851\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11854,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11851\/revisions\/11854"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11853"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11851"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11851"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11851"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}