{"id":11676,"date":"2025-07-22T10:16:13","date_gmt":"2025-07-22T08:16:13","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11676"},"modified":"2025-07-22T15:08:07","modified_gmt":"2025-07-22T13:08:07","slug":"morto-hal-galper-pianista-non-convenzionale-dalla-mente-acuta-e-dalla-mano-visionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/07\/22\/morto-hal-galper-pianista-non-convenzionale-dalla-mente-acuta-e-dalla-mano-visionaria\/","title":{"rendered":"Morto Hal Galper, pianista non convenzionale, dalla mente acuta e dalla mano visionaria"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Galper non ha rivestito soltanto la sagoma di un interprete o di un gregario prezzolato: anche come sideman diventava un insostituibile suggeritore, compositore ed arrangiatore. Hal \u00e8 stato un pensatore musicale, un artigiano del tempo e un architetto del fraseggio.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Un\u2019altra figura eminente del jazz del dopoguerra ci ha lasciati: il 18 luglio 2025 si \u00e8 spento Hal Galper, pianista dalla mente acuta e dalla mano visionaria, collaboratore stretto di Cannonball Adderley, Phil Woods, Chet Baker e dei fratelli Brecker. La sua scomparsa, avvenuta nella quiete della residenza di famiglia a Cochecton, nello stato di New York, chiude un capitolo fondamentale della storia del pianismo jazzistico, ma lascia intatta una eredit\u00e0 musicale e teorica che continuer\u00e0 a risuonare nelle aule, nei palchi e nelle menti di chi ne ha seguito il cammino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il pianista, originario del Massachusetts, classe 1938,<\/strong> non ha rivestito soltanto la sagoma di un interprete o di un gregario prezzolato: anche come sideman diventava un insostituibile suggeritore, un compositore ed un arrangiatore sopraffino. Hal \u00e8 stato un pensatore musicale, un artigiano del tempo ed un architetto del fraseggio. Il suo range creativo, ampio ed articolato, risulta disseminato in oltre novanta registrazioni, di cui pi\u00f9 di trenta da band-leader, a testimonianza una ricerca incessante, una tensione verso l\u2019essenziale ed una volont\u00e0 di superare i confini del gi\u00e0 detto. Lungo l&#8217;arco di una carriera, che ha attraversato pi\u00f9 di sei decenni, Hal Galper ha sviluppato un linguaggio pianistico che si distingue per un&#8217;opulenza ritmica ed armonica fuori dal comune, una tensione interna costante e una concezione del tempo che sfugge alla metrica convenzionale. Il suo tocco, incisivo e stratificato, si fonda su un impianto tecnico solidissimo, ma \u00e8 soprattutto il fraseggio che scaturisce scaturisce a renderlo un caso a s\u00e9. Egli non si limita ad articolare le note, le scolpisce nel flusso temporale, piegando la pulsazione ad una logica interna che si nutre di accelerazioni, sospensioni e rilanci. Nelle performance in piano trio degli ultimi decenni, in particolare con Jeff Johnson e John Bishop, Hal ha portato a compimento la sua concezione del \u00abRubato Jazz\u00bb, una prassi esecutiva che dissolve la metrica in favore di una libert\u00e0 espressiva controllata, in cui ogni gesto sonoro diventa frutto di una scelta meditata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il cosiddetto \u00abRubato Jazz\u00bb, da lui teorizzato e praticato<\/strong> con coerenza, non costituisce comunque un vezzo stilistico, ma una vera e propria grammatica interpretativa. In tale contesto, il tempo non rappresenta una griglia, ma una materia elastica, che si tende e si rilassa secondo le esigenze espressive del discorso musicale. L&#8217; approccio galperiano trova la massima espressione nei lavori del trio con Jeff Johnson al contrabbasso e John Bishop alla batteria, in particolare negli album <em>Furious Rubato<\/em> (2007), <em>Trip the Light Fantastic<\/em> (2011) e <em>Cubist<\/em> (2018). In queste incisioni, Galper non cerca l\u2019effetto, ma la profondit\u00e0. Ogni gesto pianistico si sostanzia come il risultato di una riflessione formale, ogni intervallo \u00e8 carico di intenzione. Tra gli album pi\u00f9 significativi, <em>The Guerilla Band<\/em> (1971) e <em>Wild Bird<\/em> (1972) testimoniano un momento di fervore creativo in cui il pianista si lascia trascinare dalla corrente fusion, affiancato dai fratelli Brecker. Questa esperienza segner\u00e0 il passaggio ad un pianismo pi\u00f9 elettrico, in cui Galper non smarrisce mai l&#8217;articolazione ed il senso di orientamento jazzistico. Per contro, la scrittura appare serrata e le strutture complesse, mentre l\u2019interazione con gli altri strumenti risulta sempre dialettica e mai decorativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Con <\/strong><em><strong>Reach Out!<\/strong><\/em><strong> (1977), Galper torna all\u2019acustico<\/strong> ed inaugura una stagione di provata maturit\u00e0. L\u2019album, inciso per la SteepleChase, mostra un equilibrio raro tra impeto e controllo, con una tavolozza timbrica che si arricchisce di sfumature liriche ed contrappunti interiorizzati. <em>Speak With a Single Voice<\/em> (1979), pubblicato dalla Century, prosegue su questa linea, ma con una maggiore tensione formale: le progressioni armoniche si fanno pi\u00f9 ardite, il fraseggio pi\u00f9 spezzato e l\u2019interazione con i fiati (ancora i Brecker) raggiunge momenti di vera trascendenza. Negli anni \u201990, il pianista di Salem (Boston) si dedica con intensit\u00e0 alla dimensione del trio, tanto che <em>Portrait<\/em> (1989), <em>Invitation to A Concert<\/em> (1991), <em>Tippin\u2019<\/em> (1993) e<em> Rebop <\/em>(1995, con Jerry Bergonzi) testimoniano una fase di riflessione e sintesi. Il questa fase il pianismo si fa pi\u00f9 rarefatto, ma non meno incisivo: il pianista lavora per sottrazione, lasciando che il silenzio diventi parte integrante del discorso musicale, attraverso uno stile, che pur radicato nel bebop, non si lascia mai ingabbiare da formule stantie o da tentazioni devianti. Galper aveva assorbito la lezione di Bud Powell e McCoy Tyner, rielaborandola in una sintassi personale, in cui la verticalit\u00e0 armonica convive con una spinta orizzontale incessante. Di certo un personaggio da scoprire. I pi\u00f9 distratti e quanti l&#8217;hanno hinora ignorato potrebbero trovarlo sorprendente, poich\u00e9 sua musica non cerca il consenso, ma la verit\u00e0 del gesto, dove ogni nota risulta necessaria, ogni pausa \u00e8 pensata, ogni accento diventa parte di un disegno pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"900\" height=\"1013\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/HalGalper2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11677\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/HalGalper2.jpg 900w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/HalGalper2-267x300.jpg 267w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/HalGalper2-768x864.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Hal Galper <\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Galper non ha rivestito soltanto la sagoma di un interprete o di un gregario prezzolato:&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":11679,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,9,26,563,18,768,2,3,500,8],"tags":[70,81,218,49,1120,194,40,270,55,82,71],"class_list":["post-11676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-cultura","category-editoriale","category-free-jazz","category-fusion","category-hard-bop","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-storia-del-jazz","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hal-galper","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/halGalper23.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11676","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11676"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11676\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11687,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11676\/revisions\/11687"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11679"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}