{"id":11627,"date":"2025-07-18T00:42:48","date_gmt":"2025-07-17T22:42:48","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11627"},"modified":"2025-07-18T00:42:52","modified_gmt":"2025-07-17T22:42:52","slug":"il-mare-interiore-del-suono-mare-nostrum-iv-di-fresu-galliano-e-lundgren-act-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/07\/18\/il-mare-interiore-del-suono-mare-nostrum-iv-di-fresu-galliano-e-lundgren-act-2025\/","title":{"rendered":"Il mare interiore del suono: \u00abMare Nostrum IV\u00bb di Fresu, Galliano e Lundgren (ACT, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abMare Nostrum IV\u00bb si presenta come un lavoro controcorrente, il quale non cede alla spettacolarizzazione, non rincorre le mode e non cerca di stupire. Piuttosto si attesta quale esercizio di fedelt\u00e0 ad un linguaggio, ad un\u2019estetica e ad una forma di relazione musicale che si fonda sull\u2019ascolto reciproco e sulla fiducia.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">A vent\u2019anni dal primo incontro in studio, Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren tornano a pubblicare un nuovo capitolo della loro sintesi discografica, proseguendo idealmente quel percorso inaugurato nel 2005 con il primo \u00abMare Nostrum\u00bb. Il quarto episodio di questa fortunata serie, registrato a Noisy-le-Sec nell\u2019ottobre 2024, non rappresenta una cesura, n\u00e9 tanto meno una svolta estetica, ma piuttosto una riaffermazione coerente di un\u2019identit\u00e0 musicale ben definita, costruita nel tempo con misura, rigore e senso poetico. Se il jazz, nel suo nocciolo originario, si fonda sull\u2019improvvisazione e sul rischio, \u00abMare Nostrum IV\u00bb si colloca in un territorio adiacente, dove il vernacolo jazzistico viene assunto come grammatica d\u2019espressione per una narrazione lirica e riflessiva, sottratta ad ogni urgenza virtuosistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nonostante la provenienza geografica eterogenea dei tre protagonisti,<\/strong> ossia l\u2019Italia mediterranea di Fresu, la Francia meridionale di Galliano e la Svezia silenziosa ed introversa di Lundgren, il loro dialogo musicale si attesta su una convergenza profonda, che non necessita di mediazioni culturali n\u00e9 di compromessi stilistici. La distanza, anzich\u00e9 ostacolo, diventa orizzonte condiviso, occasione per trovare un linguaggio comune al netto delle coordinate nazionali. L\u2019ascoltatore attento ritrover\u00e0 in questo disco molte delle costanti formali e timbriche che avevano caratterizzato i volumi precedenti della trilogia: l\u2019eleganza sobria dell\u2019interplay, la nitidezza delle linee melodiche, l\u2019equilibrio tra scrittura e improvvisazione, nonch\u00e9 la scelta di evitare dilatazioni eccessive in favore di un spazio esecutivo concentrato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>La track-list alterna composizioni originali,<\/strong> quattro firmate da Lundgren, tre da Fresu e tre da Galliano, a due riletture di temi tradizionali, con un\u2019organicit\u00e0 che fa pensare pi\u00f9 ad un concept unitario che ad un semplice lotto di episodi scollegati. Galliano, impone subito un tono meditativo, venato da una malinconia che non \u00e8 mai resa patetica, ma filtrata attraverso un controllo espressivo rigoroso. Questo \u00absentire elegiaco\u00bb, che perfora quasi l\u2019intero lavoro, si esprime con particolare intensit\u00e0 nei brani del fisarmonicista francese, il cui fraseggio cantabile ed il timbro pastoso del <em>Melowtone<\/em> disegnano atmosfere sospese, quasi cinematografiche. Lundgren si conferma, anche in questo capitolo, pianista di straordinaria misura e raffinatezza. Le sue composizioni, sembrano ricavare la linfa vitale da un minimalismo narrativo che punta sulla sottrazione e sull\u2019evocazione discreta. Fresu, dal canto suo, imprime al disco le consuete qualit\u00e0 della sua voce strumentale: lirismo controllato, fraseggio rotondo, e quella capacit\u00e0 ormai riconosciuta di crogiolare timbro e intenzione espressiva in modo inscindibile. La scelta di riprendere \u00abLa vie en rose\u00bb, in una versione misurata, essenziale, priva di ammiccamenti nostalgici, mostra la capacit\u00e0 del trio di confrontarsi con un repertorio condiviso senza cedere alla retorica della citazione, forti di una lettura personale ed asciutta, che restituisce all&#8217;evergreen francese un pudore interpretativo ormai raro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019ascolto di <\/strong><strong>\u00ab<\/strong><strong>Mare Nostrum IV<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong> si apre con \u00abBelle-\u00cele-en-Mer\u00bb<\/strong>, composizione di Richard Galliano che sviscera subito la cifra lirica dell\u2019intero lavoro. L&#8217;introduzione \u00e8 volutamente lenta, intelaiata su un motivo semplice ma di notevole efficacia espressiva. La fisarmonica guida il triunvirato con tono assorto, mentre il pianoforte e la tromba si dispongono come satelliti sonori, in un equilibrio calibrato e privo di retorica. Galliano sceglie di aprire non con virtuosismi, n\u00e9 effetti evocativi facili, ma con un frammento poetico che decreta la direzione dell\u2019intero album: un\u2019idea del suono come spazio di sospensione e come paesaggio interiore. La seconda traccia, \u00abBlue Silence\u00bb (Fresu), approfondisce questa direzione con una tonalit\u00e0 pi\u00f9 intima e meditativa. Il titolo non \u00e8 metaforico. Il silenzio risulta davvero presente, come materia musicale. Fresu scolpisce ogni nota con un&#8217;attenzione quasi calligrafica, mentre il suo ottone non deborda mai, ma si integra nel respiro collettivo. Il pianoforte di Lundgren accompagna con discrezione, scegliendo accordi larghi ed ariosi, lasciando che siano le pause a parlare. Si tratta di un motivo che lavora per sottrazione e per concentrazione espressiva, tanto che ne emerge un senso profondo di sospensione, forse anche di perdita, ma senza alcuna enfasi. \u00abDaniel\u2019s Farfars L\u00e5t\u00bb, firmata da Jan Lundgren, si sostanzia come un omaggio alle radici familiari del pianista svedese. Il titolo, traducibile come \u00abla canzone del nonno di Daniel\u00bb, richiama l&#8217;ancestralit\u00e0 popolare nordica, e si avverte. La melodia ha un andamento circolare, quasi ipnotico, con un impianto armonico semplice ma non banale. Lundgren lavora con estrema calibratura, evitando ogni compiacimento, mentre Galliano e Fresu intersezionano contrappunti che non distolgono mai l\u2019attenzione dall&#8217;apporto centrale del pianoforte. Si avverte in questa traccia un senso di calore domestico, di memoria affettuosa, che evita il sentimentalismo grazie alla pulizia formale e all\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019esecuzione. Con \u00abHope\u00bb, di Paolo Fresu, l\u2019album raggiunge una delle sue vette poetiche. La composizione in apparenza scarna, appare costruita attorno ad un tema di pochi intervalli, ma che nella resa del trio assume la dimensione di un canto sommesso, quasi una preghiera. Fresu lo esegue con un tono ancora pi\u00f9 dimesso, come se volesse sfrondare ogni orpello dalla melodia, lasciandone solo la sostanza emotiva. Il pianoforte sostiene con leggerezza, la fisarmonica si limita a poche note tenute, quasi a voler accompagnare senza disturbare. \u00abSperanza\u00bb, in questo contesto, non \u00e8 una dichiarazione ma una fragile possibilit\u00e0, al punto che l&#8217;impianto colloquiale ne restituisce il senso con rara intensit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abMan In The Fog\u00bb, nuovo componimento di Lundgren,<\/strong> riprende lo stesso senso di rarefazione trascinandolo verso un territorio pi\u00f9 incerto. La melodia appare meno definita, pi\u00f9 frammentata, mentre l\u2019interplay fra i tre assume una forma quasi da improvvisazione meditativa. Il dialogo risulta serrato ma sottovoce, determinando l\u2019impressione di un cammino nel buio (o nella nebbia, appunto) in cui i musicisti avanzano a tentoni, tastando il terreno con ogni nota. Non c\u2019\u00e8 dramma, ma nemmeno quiete, al contrario, si delinea una sospensione inquieta, mai risolta. Con \u00abLetter To My Mother\u00bb, Galliano introduce un tono diverso, pi\u00f9 affettivo e diretto. Si tratta di una dedica personale, ma non celebrativa. Il tema ha una grazia dolente, priva ogni tono elegiaco. La fisarmonica avanza con un fraseggio largo e spaziato, mentre il piano ne sostiene il percorso con accordi delicati. Fresu compare in seconda battuta, con parsimonia, quasi a non voler rompere un equilibrio affettivo gi\u00e0 fragile. Siamo alle prese con uno dei brani pi\u00f9 intimisti del disco, ma al contempo fra i pi\u00f9 composti. \u00abLa vie en rose\u00bb rappresenta l\u2019unica incursione nel repertorio <em>chanson<\/em>, ma la lettura che ne d\u00e0 il trio sembra lontana anni luce da ogni clich\u00e9. Nessuna esibizione nostalgica o nessun compiacimento melodrammatico. Fresu affronta il tema con un tono asciutto, quasi neutro, lasciando che sia il contenuto stesso a parlare. Galliano evita ogni romanticismo da cartolina, mentre Lundgren asciuga il tutto attraverso un accompagnamento di straordinaria essenzialit\u00e0. L\u2019effetto complessivo \u00e8 quello di una reinvenzione silenziosa, che restituisce profondit\u00e0 a un motivo troppo spesso abusato. \u00abVarvindar Friska\u00bb, canzone tradizionale svedese, viene invece affidata interamente a Lundgren, che la trasforma in un piccolo frammento cameristico. Il tema, noto nel repertorio popolare nordico, viene trattato con rispetto ma anche con leggerezza, come una citazione affettuosa. Il fruitore s&#8217;imbatte in un episodio breve ma significativo, che riafferma la matrice culturale dell\u2019intero progetto: non l\u2019uniformit\u00e0, ma la pluralit\u00e0 armonica. \u00abElegia\u00bb, firmato da Fresu, chiude idealmente un ciclo, segnando il momento pi\u00f9 astratto dell&#8217;album, certamente il pi\u00f9 spoglio. La tromba intona un lamento senza enfasi, quasi trattenuto, mentre i due sodali agiscono per ombre e riverberi. Non si tratta di un finale in senso classico. In verit\u00e0, non c\u2019\u00e8 un climax, n\u00e9 una chiusura tonale definita. Piuttosto, si ha la sensazione che la musica si spenga da s\u00e9, in dissolvenza, come se potesse continuare altrove, fuori campo. Infine, \u00abLe Jardin des F\u00e9es\u00bb (Galliano) sembra offrire una coda notturna, un ritorno alla quiete iniziale. La struttura risulta semplice, ma la sensibilit\u00e0 dell\u2019esecuzione restituisce una visione quasi impressionista, fatta di chiaroscuri e sfumature. Una chiusura coerente, che non alza la voce, non cerca effetti, ma accompagna lentamente il processo esecutivo verso il silenzio. Nel complesso, \u00abMare Nostrum IV\u00bb non presenta punti di rottura rispetto ai lavori precedenti, n\u00e9 pretende di innovare a tutti i costi, ma si sostanzia come un lavoro di permanenza, in cui ogni traccia viene pensata come il tassello di un discorso unitario, condotto con rigore e fedelt\u00e0 ad un\u2019estetica condivisa. In questa coerenza, in tale fedelt\u00e0 paziente si rivela la forza dell&#8217;intero costrutto sonoro, ossia nella capacit\u00e0 di produrre emozione attraverso la misura, raccontando, senza parole, un tempo interiore che resiste alla dispersione del presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Una delle virt\u00f9 maggiori di <\/strong><strong>\u00ab<\/strong><strong>Mare Nostrum IV<\/strong><strong>\u00bb<\/strong> consiste nella durata contenuta delle esecuzioni: nessun episodio si dilunga oltre i cinque minuti, cos\u00ec questa economia del discorso musicale contribuisce a mantenere alta la tensione narrativa, evitando dispersioni e ridondanze. Ogni pezzo risulta cesellato come un piccolo capitolo autonomo, seppur inserito armonicamente nel continuum del disco. La qualit\u00e0 della registrazione, il bilanciamento sonoro fra i tre strumenti, la pulizia delle dinamiche, testimoniano una cura formale che non \u00e8 mai fine a s\u00e9 stessa, ma sempre funzionale alla resa espressiva. In un\u2019epoca musicale segnata dall\u2019accelerazione digitale e dalla frammentazione percettiva, \u00abMare Nostrum IV\u00bb promulga un lavoro controcorrente, il quale non cede alla spettacolarizzazione, non rincorre le mode e non cerca di stupire. Diversamente, si attesta quale esercizio di fedelt\u00e0 ad un linguaggio, ad un\u2019estetica e ad una forma di relazione musicale che si fonda sull\u2019ascolto reciproco e sulla fiducia. In questo senso, il disco va letto non come \u00abripetizione\u00bb ma come rituale, come ritorno a un luogo interiore in cui ogni nota ha un peso, ogni silenzio un significato. Pi\u00f9 che un album, \u00abMare Nostrum IV\u00bb costituisce una meditazione pentagrammatica. Non promette rivoluzioni, ma custodisce, con dignit\u00e0 e finezza, un\u2019idea di arte e bellezza duratura. Specie in tempi di fragore e disorientamento, questa resistenza ha il valore sottile ma radicale di un gesto politico.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/FresuGallianoLundgren\u00a9-ACT-.-Steve-Haberland-1024x683.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-11628\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Galliano \/ Fresu \/ Lundgren \u00a9-ACT Steve Haberland<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMare Nostrum IV\u00bb si presenta come un lavoro controcorrente, il quale non cede alla spettacolarizzazione,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":11629,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,26,745,1034,22,2,3,14,500,6,13],"tags":[1106,70,81,528,218,33,49,1107,194,40,1105,624,270,55,82,71,201],"class_list":["post-11627","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-editoriale","category-ethno-music","category-etno-folk","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-musica-classica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-world-music","tag-act","tag-bebop","tag-blues","tag-etno-jazz","tag-free-jazz-2","tag-fresu","tag-fusion","tag-galliano-lundgren","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-mare-nostrum-iv","tag-new-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing","tag-world-music"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/MareNostrumIV_Cover.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11627"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11627\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11630,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11627\/revisions\/11630"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11629"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}