{"id":11512,"date":"2025-07-10T14:50:00","date_gmt":"2025-07-10T12:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11512"},"modified":"2025-07-10T14:50:37","modified_gmt":"2025-07-10T12:50:37","slug":"il-jazz-che-respira-liberta-forma-e-visione-in-blue-times-di-stefano-cocco-cantini-e-romano-zuffi-ft-ares-tavolazzi-e-alfredo-golino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/07\/10\/il-jazz-che-respira-liberta-forma-e-visione-in-blue-times-di-stefano-cocco-cantini-e-romano-zuffi-ft-ares-tavolazzi-e-alfredo-golino\/","title":{"rendered":"Il jazz che respira: libert\u00e0, forma e visione. \u00abIn Blue Times\u00bb di Stefano Cocco Cantini e Romano Zuffi (ft. Ares Tavolazzi e Alfredo Golino)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>I generi non si sommano, si aggregano: il funk non \u00e8 solo ritmo, ma tensione interna; il soul non \u00e8 solo tinteggiatura decorativa, ma anelito viscerale; il progressive non \u00e8 solo struttura, ma visione. Il risultato \u00e8 un ambiente sonoro stratificato, mobile, in cui ogni passaggio diventa un luogo da attraversare pi\u00f9 che una forma da ascoltare.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Un jazz che non cerca definizioni, ma le dissolve. \u00abIn Blue Times\u00bb, pubblicato da Alfa Music, si muove lungo una linea d\u2019ombra dove la forma \u00e8 sempre in divenire, e il suono diventa paesaggio. Non c\u2019\u00e8 un centro, ma una costellazione di presenze: il funk filtrato da una sensibilit\u00e0 mediterranea, il progressive che si fa introspezione timbrica, il soul che si insinua nei dettagli armonici del jazz. Un insieme che si tiene in equilibrio tra scrittura ed improvvisazione, tra gesto ed ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIn Blue Times\u00bb \u00e8 un disco che nasce da un patto non scritto<\/strong>: quello tra amici che si ritrovano per suonare, senza etichette e senza confini. La musica si muove libera, come una conversazione tra spiriti affini, dove ogni strumento ha voce e respiro. Il titolo evoca un tempo sospeso, forse malinconico, ma mai statico. Gli arrangiamenti di Stefano \u00abCocco\u00bb Cantini non impongono, ma suggeriscono. Ogni musicista trova il proprio spazio, come in un affresco collettivo dove ogni pennellata ha senso solo nel dialogo con le altre. La presenza di Ares Tavolazzi al basso ed Alfredo Golino alla batteria garantisce una retroguardia ritmica solida ed assertiva, mentre le chitarre di Zeppetella, Stracciati e Marcucci aggiungono sfumature diverse, mai ridondanti. Il violino di Valentina Garofoli, la tromba di Andrea Lagi ed il flauto di Silvia Casalino ampliano la tavolozza timbrica, senza mai appesantirla. Il disco \u00e8 dedicato a Giampaolo Talani, artista visivo che ha accompagnato con le sue opere l\u2019intera collana. Un omaggio che non \u00e8 solo formale, ma profondamente coerente: come Talani, anche questi musicisti dipingono con la luce e con l\u2019ombra, cercando sempre il punto in cui il visibile si apre all\u2019immaginazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>L\u2019ambiente sonoro \u00e8 stratificato ma mai ridondante.<\/strong> I timbri si rincorrono come correnti sotterranee, e ogni strumento sembra parlare una lingua propria pur restando dentro un discorso collettivo. Il risultato \u00e8 un jazz che non si rif\u00e0 a una scuola, ma a un\u2019idea: quella di un laboratorio aperto, dove la memoria si fonde con l\u2019urgenza del presente. Un jazz che non si dichiara, ma si lascia attraversare. Un\u2019energia che pulsa sotto la superficie, mai ostentata. Il jazz che attraversa \u00abIn Blue Times\u00bb non si rif\u00e0 a un\u2019estetica codificata, ma si lascia contaminare da tensioni funk, da aperture melodiche di matrice progressive e da una sensibilit\u00e0 armonica che guarda tanto nello specchietto retrovisore della tradizione quanto alla libert\u00e0 formale. Ogni brano costituisce il frammento di un discorso pi\u00f9 ampio, dove l\u2019improvvisazione non \u00e8 mai pretesto, ma necessit\u00e0 narrativa. Il risultato finale sancisce un\u2019esperienza sonora coerente e sfaccettata, in cui la variet\u00e0 timbrica non spezza l\u2019unit\u00e0, ma la rafforza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIn Blue Times\u00bb si apre con l\u2019omonimo brano, <\/strong>che stabilisce subito il tono dell\u2019intero lavoro: un equilibrio tra libert\u00e0 e struttura, tra scrittura ed improvvisazione. Il dialogo tra sax e tastiere si sviluppa come una perlustrazione timbrica, dove il groove non \u00e8 mai invadente ma sempre funzionale alla narrazione. La sezione ritmica, solida e mai prevedibile, costruisce un terreno fertile per le linee melodiche, che si muovono con naturalezza tra tensione e rilascio. Con \u00abElba Island\u00bb si entra in una dimensione pi\u00f9 rarefatta, quasi impressionistica. Il flauto ed il violino si rincorrono su un tappeto armonico che richiama paesaggi marini, ma senza indulgere nel descrittivismo. La chitarra jazz interviene con discrezione, cesellando frasi che sembrano emergere da una memoria lontana. L\u2019arrangiamento lascia spazio al respiro, alla sospensione, come se ogni nota fosse un frammento di luce riflessa sull\u2019acqua. \u00abFast Life\u00bb cambia registro, accelerando il passo senza perdere eleganza. Il costrutto si regge su un telaio ritmico nervoso, quasi cinematografico, dove il basso di Tavolazzi e la batteria di Golino si rincorrono in un gioco di incastri perfetti. Il sax si fa pi\u00f9 tagliente, la chitarra elettrica introduce tensioni armoniche che non si risolvono mai del tutto, mantenendo viva una sensazione di urgenza. Con \u00abFine Agosto\u00bb si torna ad una scrittura pi\u00f9 contemplativa. Il titolo suggerisce una fine, ma la musica racconta piuttosto una transizione. Il piano elettrico disegna linee morbide, mentre il violino e la chitarra si alternano in un contrappunto delicato. Il convoglio si muove con lentezza, ma senza cedere alla staticit\u00e0: \u00e8 una perifrasi sonora che vive di sfumature, di dettagli e di respiri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00ab\u2018O Caf\u00e8\u00bb introduce un elemento di teatralit\u00e0<\/strong>, giocando con la tradizione senza mai cadere nella caricatura. La voce di Jole Canelli si muove tra ironia ed affetto, sostenuta da un arrangiamento che mescola sapientemente elementi acustici ed inserti elettronici. Il flauto e la chitarra ritmica costruiscono un\u2019atmosfera leggera, quasi da cabaret, ma sempre con una cura estetica impeccabile. \u00abPrince\u00bb \u00e8 un omaggio implicito, ma non didascalico. Il costrutto vibra di funk e sensualit\u00e0, con la chitarra che guida il discorso armonico ed il sax che interviene come una voce interiore. Il groove risulta serrato ma mai aggressivo, e l\u2019uso del synth contribuisce a creare una texture stratificata, fitta ma permeabile. \u00abRhodes Song\u00bb rappresenta un momento di raccoglimento. Il piano elettrico diviene protagonista assoluto, con un fraseggio che richiama certe atmosfere ECM, ma con una sensibilit\u00e0 melodica tutta italiana. Il sassofono entra solo nella seconda parte, come un\u2019eco, un ricordo che riaffiora. Il line-up non cerca l\u2019effetto, ma lavora per sottrazione, lasciando spazio al silenzio. \u00abSar\u00e0 la Primavera\u00bb \u00e8 una promessa sussurrata. La voce si annoda agli archi in un tessuto sonoro che richiama la forma della canzone d\u2019autore, ma la supera per complessit\u00e0 armonica e libert\u00e0 formale. Il piano acustico guida con discrezione, mentre il violino e la tromba aggiungono cromatismo e spessore. \u00abSlow Soul\u00bb chiude il disco con un senso di compiutezza. Il tempo si dilata, il groove si fa ipnotico e la melodia si distende come un respiro lungo. Il sassofono canta, pi\u00f9 che suonare, e la chitarra accompagna con tocchi essenziali. \u00c8 un suggello che non chiude, ma apre un\u2019uscita in dissolvenza, come se la musica continuasse altrove.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abIn Blue Times\u00bb si muove lungo traiettorie ibride<\/strong>, dove la grammatica jazzistica s&#8217;interseziona con elementi funk, accensioni soul, aperture melodiche di matrice progressive ed una sensibilit\u00e0 armonica che rifugge ogni ortodossia. I generi non si sommano, si aggregano: il funk non \u00e8 solo ritmo, ma tensione interna; il soul non \u00e8 solo tinteggiatura decorativa, ma anelito viscerale; il progressive non \u00e8 solo struttura, ma visione. Tutto si tiene in piedi attraverso un equilibrio dinamico, dove l\u2019improvvisazione non \u00e8 mai puro gesto, ma parte integrante di una confluenza corale, la cui risultante genera un ambiente sonoro stratificato, mobile, dove ogni passaggio diventa un luogo da perlustrare pi\u00f9 che una forma da ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"933\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/In-Blue-Times_retro-1024x933.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11513\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I generi non si sommano, si aggregano: il funk non \u00e8 solo ritmo, ma tensione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":11515,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,10,9,15,18,768,22,2,3,500,6,17,16],"tags":[913,1065,1062,70,81,218,49,194,1061,40,270,55,1063,82,1064],"class_list":["post-11512","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-costume-e-societa","category-cultura","category-funk","category-fusion","category-hard-bop","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-rock","category-soul","tag-alfa-music","tag-alfredo-golino","tag-ares-tavolazzi","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-in-blue-times","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-romano-zuffi","tag-soul","tag-stefano-cocco-cantini"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/In-Blue-Times_Ante.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11512","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11512"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11512\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11525,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11512\/revisions\/11525"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}