{"id":11330,"date":"2025-06-28T01:18:11","date_gmt":"2025-06-27T23:18:11","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11330"},"modified":"2025-07-09T23:13:57","modified_gmt":"2025-07-09T21:13:57","slug":"afroamericana-tre-nuovi-libri-per-chi-ama-il-jazz-quale-musica-multietnica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/06\/28\/afroamericana-tre-nuovi-libri-per-chi-ama-il-jazz-quale-musica-multietnica\/","title":{"rendered":"Afroamericana. Tre nuovi libri per chi ama il jazz quale musica multietnica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>&#8230;nelle cosiddetta Era Moderna, con le scoperte geografiche, conducono a un inedito assetto politico, dove la schiavit\u00f9, come appena vista, \u00e8 un asse portante della vita economica nelle colonie delle grandi potenze europee.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\/\/ <em><strong>di Guido Michelone<\/strong><\/em> \/\/<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le origini della storia del jazz, come pure di quella assai pi\u00f9 lunga (circa quattro secoli) della musica afroamericana curiosamente assomigliano alle radici delle prime civilt\u00e0: di tutte si sa poco nulla, ma, mentre di Egizi, Sumeri, Greci, eccetera, esistono leggende e mitologie che ne raccontano la nascita, mescolandosi spesso a cosmogonie, poemi, religioni, favole, per il jazz ci\u00f2 viene a mancare in considerazione del fatto che la genesi o la primogenitura vanno cercate nella storia delle popolazioni africane deportate nel Nuovo Mondo: si tratta di una realt\u00e0 vergognosa che gi\u00e0 all\u2019epoca, dal XVI secolo, nessuno vuole o sa raccontare. Da quando interi popoli vengono prelevati nell\u2019Africa Subsahariana e ridotti in schiavit\u00f9 nelle Americhe fino al 1776 con l\u2019Indipendenza degli Stati Uniti dalla Gran Bretagna e con l\u2019abolizione della schiavit\u00f9 \u2013 ambiguamente citata nella pur innovativa costituzione repubblicana federalista \u2013 ben poco si conosce di quelli che verranno poi chiamati afroamerican (oggi, con il politically correct per esteso african-amereican). Molti dei 13 Stati originari dell\u2019Unione &#8211; soprattutto nel New England democratico e antischiavista \u2013 non fanno nulla per studiare la cultura dei neri, intesa antropologicamente in quanto condizioni di vita, usi e costumi e in particolare prassi artistico-intellettuali dei protagonisti della pi\u00f9 violenta diaspora nell\u2019intero percorso umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nel Sud, poi, agli schiavisti non interessa fare n\u00e9 teoria n\u00e9 la cronaca<\/strong> della quotidianit\u00e0 dei loro lavoratori forzati, perch\u00e9 potrebbe indurre il nero a ribellarsi oppure (e questo vale anche per il Nord) risultare un atteggiamento controproducente nell\u2019opinione pubblica europea da tempo contraria a queste modalit\u00e0 disumane, ma di fatto tollerate nelle pi\u00f9 lontane colonie. Gli schiavi da parte loro non possono raccontare o esprimersi, perch\u00e9 vengono negati gli strumenti culturali per farlo (scrittura in primis) a causa di una feroce censura che si riflette persino nell\u2019attivit\u00e0 in teoria di per s\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 libera e spontanea: la musica. Nelle colonie inglesi, di rigida educazione cristiana protestante, viene infatti proibito agli schiavi l\u2019uso delle percussioni, impartendo un\u2019evangelizzazione in cui la parte musicale si rif\u00e0 ai severi corali luterani, che, per\u00f2, tra XVII e il XVIII secolo, le genti di colore, che ormai possono definirsi schiavi americani, riescono a ribaltare esteticamente, sino a farne la loro musica. In tal senso lo spiritual \u2013 primo in ordine di tempo rispetto a gospel, blues, ragtime, jazz \u2013 non \u00e8 un\u2019invenzione afroamericana perch\u00e9 l\u2019innodia religiosa viene a posteriori chiamata white spirituals, in contrapposizione a quello che gi\u00e0 da met\u00e0 Ottocento \u00e8 definitivamente consolidato quale negro spiritual, poi semplicemente spiritual, a connotare da l\u00ec poi il cammino di un\u2019autentica esperienza sonora afroamericana, in alcuni punti ancora tutta una scrivere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ma per capire meglio l\u2019identit\u00e0 del jazz in direzione dell\u2019africanismo<\/strong> e dell\u2019afroamericanit\u00e0, i musicologi dovrebbero meglio studiare le vicende internazionali che nelle cosiddetta Era Moderna, con le scoperte geografiche, conducono a un inedito assetto politico, dove la schiavit\u00f9, come appena vista, \u00e8 un asse portante della vita economica nelle colonie delle grandi potenze europee. Ecco quindi tre nuovi libri \u2013 almeno per quel che concerne le uscite italiane \u2013 che possono risultare all\u2019uopo molto utili: <em>Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo<\/em> di William E. Du Bois, <em>Il mondo atlantico. Una storia globale (XV-XVIII secolo)<\/em> di \u00c9rik Schnakenbourg, <em>Nero. Storie mai raccontate dal Continente alla Diaspora <\/em>di Amat Levin. <em>Sulla linea del colore <\/em>\u00e8 di fatto un\u2019antologia di scritti tra Fine Ottocento e primi Sixtiesda un personaggio complesso, storico e sociologo, romanziere e politologo: William Edward Burghardt Du Bois (1868-1963) non solo risulta la maggiore figura nella politica e nella cultura afroamericana del Novecento, ma a tutti gli effetti resta tra i migliori intellettuali statunitensi del XX secolo: definito un \u2018gigante\u2019 da Martin Luther King nell\u2019ultimo discorso in pubblico, poco prima di essere ammazzato. Du Bois, da ritenersi padre nobile del movimento panafricano, risulta altres\u00ec tra i fondatori della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), grande organizzazione americana per i diritti civili; a Du Bois si devono concetti divenuti ormai d&#8217;uso corrente nel mondo anglosassone, dalla \u2018doppia coscienza\u2019 alla \u2018linea del colore\u2019, che per la prima volta sono illustrati al lettore italiano mediante un\u2019ampia esaustiva raccolta di scritti politici a documentare l&#8217;intera parabola evolutiva di un pensiero utilissimo anche per capire la storia del jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>Il mondo atlantico<\/strong><\/em><strong> \u00e8 un saggio dello studioso francese<\/strong> \u00c9rik Schnakenbourg (docente all\u2019Universit\u00e0 di Nantes) in cui spiega come, grazie alle scoperte portoghesi del XV secolo, la terra al di qua e al di \u00e0 dell\u2019Oceano si trasformi, in progress, nell\u2019immenso luogo in cui tre continenti (Europa, Africa e Americhe) s\u2019incontrano e s\u2019ingegnano a intessere relazioni spesso asimmetriche. Tale convergenza senza precedenti origina differenti fenomeni: colonialismo, sviluppo economico -commerciale, come pure storiche migrazioni, volontarie o forzate, con il formarsi di inediti scambi a livello socio-etno-culturale (basti pensare appunto al jazz). L\u2019Oceano diventa cos\u00ec uno spazio unico di circolazione, di viaggi, di commerci, di interazioni tanto pacifiche quanto violente. Schnakenbourg dipinge un quadro esaustivo delle metamorfosi nel cosiddetto \u2018mondo atlantico\u2019 attraverso i quattro secoli successivi alle scoperte portoghesi (e poi spagnoli, francesi, britannici, olandesi, scandinavi), arrivando fino ai movimenti rivoluzionari della fine del XVIII secolo (sull\u2019onda della rivoluzione francesi) che garantiranno il formarsi e l\u2019evolversi di una nuova identit\u00e0, fondamentale ad esempio negli Stati Uniti alla creazione della musica afroamericana. <em>Nero<\/em>, uscito a Stoccolma nel 2022, \u00e8 opera di un giornalista, scrittore, podcaster Amat Levin, Amat Levin, svedese con origini gambiane, il quale dichiara: \u201cI lettori pi\u00f9 attenti avranno notato che il titolo del libro non \u00e8 Storia dell\u2019Africa. Il motivo \u00e8 che voglio porre l\u2019accento sulla storia delle persone nere, ossia su quegli elementi della narrazione del continente che tradizionalmente sono stati i pi\u00f9 negletti\u201d. Secoli di colonialismo rendono l\u2019Africa irrilevante nell\u2019opinione pubblica, mentre studiosi miopi, impreparati o superficiali da sempre tendono a negarne l\u2019antichit\u00e0, fino a pregiudizi razzisti intellettuale che addirittura ne decretano l\u2019inesistenza: \u201cLa storia africana \u2013 continua Levin \u2013 ha sempre avuto, per usare un eufemismo, scarsissimi sostenitori. Fino alla met\u00e0 XX secolo non \u00e8 stato fatto alcun tentativo di studiarla: si preferiva considerare l\u2019Africa un insieme eterogeneo di stili di vita barbari che l\u2019Occidente si era lasciato alle spalle, uno \u2018spazio vuoto\u2019 che aveva acquistato vita solo con l\u2019arrivo dell\u2019uomo bianco. Quando finalmente si cominci\u00f2 a frequentarla, gli storici si concentrarono solo sul periodo coloniale, per mancanza di fonti autoctone o per l\u2019impossibilit\u00e0 di unificare in un quadro esaustivo elementi tanto diversi tra loro, polverizzati in una massiccia migrazione, violenta e forzata, una diaspora immensa. Ma qualcosa accomuna tutti quegli elementi: appartengono a popolazioni dalla pelle nera e sono stati sistematicamente ignorati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ma \u00e8 proprio ai neri, in Africa o lontano dal continente<\/strong> (nelle Americhe per esempio) , che Amat dedica il libro, esponendo storie, vicende e identit\u00e0 che purtroppo brillano per la totale assenza dalla storiografia ufficiale. Dall\u2019impero dimenticato di Aksum, grande potenza dell\u2019antichit\u00e0, al regno di Mapungubwe, il pi\u00f9 antico dell\u2019Africa meridionale; da Yasuke, samurai nero nel Giappone del XVI secolo, ad Anton Wilhelm Amo, primo africano in un\u2019universit\u00e0 europea; dalla principessa Yennenga, guerriera Mossi che combatte per il diritto di sposarsi, a \u201cSister\u201d Rosetta Tharpe, afroamericana dell\u2019Arkansas, cantante gospel e de facto madrina del rock\u2019n\u2019roll. Politica, geografia, religione, tradizione si intrecciano in questo mosaico di piccole e grandi narrazioni che fanno di <em>Nero<\/em> uno strumento prezioso sia per immaginare l\u2019Africa di domani sia, indirettamente, per meglio intendere la negritudine nella storia del jazz. In conclusione<em> Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo<\/em> di William E. Du Bois, <em>Il mondo atlantico. Una storia globale (XV-XVIII secolo)<\/em> di \u00c9rik Schnakenbourg, <em>Nero. Storie mai raccontate dal Continente alla Diaspora <\/em>di Amat Levin, usciti pi\u00f9 o meno in contemporanea in questo 2025 sono testo utili per chi ama il jazz quale musica multietnica, ma dove la componente nera o africana resta ancor oggi fondamentalissima.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"406\" height=\"640\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Erik-Schnakenbou-Il-mondo-atlantico-Una-storia-globale.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-11332\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Erik-Schnakenbou-Il-mondo-atlantico-Una-storia-globale.webp 406w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Erik-Schnakenbou-Il-mondo-atlantico-Una-storia-globale-190x300.webp 190w\" sizes=\"auto, (max-width: 406px) 100vw, 406px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"771\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Nero.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-11333\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Nero.webp 500w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Nero-195x300.webp 195w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230;nelle cosiddetta Era Moderna, con le scoperte geografiche, conducono a un inedito assetto politico, dove&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":11331,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,411,410,25,9,18,2,3,7],"tags":[70,81,218,49,194,40,994,55,82,71],"class_list":["post-11330","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-afro-cubana","category-black-amercan-music","category-blues","category-cultura","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-recensione-libri","tag-bebop","tag-blues","tag-free-jazz-2","tag-fusion","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-libri-afroamericani","tag-post-bop","tag-soul","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/2744141-g7exmd-Sulla-linea-del-colore-di-William-Edward-Burghardt-Du-Bois-Il-Mulino-dettaglio-di-copertina-e1751066205182.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11330","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11334,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11330\/revisions\/11334"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11331"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}