{"id":11170,"date":"2025-06-19T22:04:40","date_gmt":"2025-06-19T20:04:40","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11170"},"modified":"2025-06-19T22:04:43","modified_gmt":"2025-06-19T20:04:43","slug":"gabriele-fava-group-con-at-the-first-light-of-day-un-viaggio-antropologico-e-sonoro-nella-memoria-arcaica-del-mondo-barly-records-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/06\/19\/gabriele-fava-group-con-at-the-first-light-of-day-un-viaggio-antropologico-e-sonoro-nella-memoria-arcaica-del-mondo-barly-records-2025\/","title":{"rendered":"Gabriele Fava Group con \u00abAt The First Light Of Day\u00bb: un viaggio antropologico e sonoro nella memoria arcaica del mondo (Barly Records, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\u00abAt The First Light Of Day\u00bb \u00e8 molto pi\u00f9 di un album: \u00e8 un atto di creazione mitopoietica che unisce la ricerca etno-musicologica alla libert\u00e0 espressiva di jazz con influenze marcatamente nordiche.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Cinico Bertallot \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il nuovo album del Gabriele Fava Group, \u00abAt The First Light Of Day\u00bb, sancisce un esempio emblematico di come la ricerca musicale possa diventare strumento di esplorazione interculturale e riflessione identitaria. Frutto di un lungo processo creativo durato sei anni, l\u2019opera si attesta quasi come una suite jazz contemporanea intrisa di sincretismo rituale e narrazione mitica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il concept muove da una tensione tra radice e visione:<\/strong> da un lato, l\u2019intento di evocare la polifonia dei popoli e delle loro credenze ancestrali; dall\u2019altro, la volont\u00e0 di filtrare questi immaginari attraverso una lente soggettiva e poetica. Il risultato \u00e8 un paesaggio sonoro che si snoda tra ghiacci remoti, deserti interiori e acque liminali, articolandosi in undici brani che funzionano come tappe di un pellegrinaggio simbolico. L\u2019uso di titoli come <em>B\u00e6n<\/em>, <em>Aruki Henro<\/em>,<em> Kulning<\/em>, o <em>Aut\u00f3lykos<\/em> non \u00e8 mero esotismo, bens\u00ec segnale di una precisa scelta semantica. Ad esempio, Il <em>kulning <\/em>\u00e8 un canto antico che si arrampica sulle montagne della Scandinavia e riecheggia nei pascoli come un richiamo tra il terreno e il cielo. Non \u00e8 solo una tecnica vocale: \u00e8 una voce che si slancia verso l\u2019orizzonte per parlare agli animali, alla natura, ma anche alla solitudine e alla memoria. Con il tempo, questo canto \u00e8 passato da strumento quotidiano a simbolo di qualcosa di pi\u00f9 grande: resistenza, appartenenza, libert\u00e0. Chi lo ascolta oggi non sente solo una voce: sente il vento del Nord, il silenzio che si rompe, l\u2019anima di donne che, in un\u2019epoca dura, hanno trovato nella voce la loro casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abB\u00e6n\u00bb che in islandese significa preghiera<\/strong>, introduce l\u2019album come un rito, un\u2019invocazione, un\u2019introspezione spirituale che apre le porte a un mondo interiore. \u00abUp There\u00bb allude a qualcosa che \u00e8 lass\u00f9, in alto: un richiamo a una dimensione trascendente o a una memoria che si eleva sopra il quotidiano. Dedicata ad Anita Morelli, riflettere anche l&#8217;essenza di un omaggio personale. \u00abAruki Henro\u00bb, espressione giapponese che significa pellegrino a piedi, fa riferimento al celebre cammino dello <em>Shikoku Henro<\/em> ed \u00e8 il simbolo del viaggio interiore, della ricerca spirituale, del camminare come forma di conoscenza. \u00abElk\u00bb \u00e8 una parola anglosassone antica usata per indicare l\u2019alce o grandi cervidi. Musicalmente e filosoficamente, rappresenta la forza primordiale, il legame con la natura selvaggia e l\u2019archetipo dell\u2019animale totemico. \u00abThe Novgorod Saga\u00bb si riferisce alla citt\u00e0 russa di Novgorod ed al concetto nordico di saga. Un racconto epico che fonde memoria storica e immaginario mitico, con echi di sonorit\u00e0 balcaniche e nordiche. \u00abKulning\u00bb &#8211; come gi\u00e0 detto \u2013 rievoca il canto pastorale femminile svedese, usato per richiamare il bestiame, portando con s\u00e9 l\u2019eco di valli scandinave, paesaggi sconfinati ed un&#8217;eco di voce umana come richiamo ancestrale, dove l&#8217;urlo della voce viene trasdotto dal sax di fava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>\u00abCreatures Of The Wildest Imagination\u00bb<\/strong> &#8211; Creature dell\u2019immaginazione pi\u00f9 selvaggia &#8211; \u00e8 un titolo evocativo, che apre all\u2019onirico, al fantastico, all\u2019inconscio collettivo popolato di figure archetipiche. \u00abSilent Sea\u00bb, come il mare silenzioso, d\u00e0 un\u2019immagine di quiete e mistero, legata a una dimensione emotiva profonda, ed a ci\u00f2 che non viene detto ma risuona dentro. \u00abColei che cammina nella notte\u00bb, una figura femminile mitica, quasi sciamanica. rappresenta l\u2019intuito, il viaggio nel buio della psiche, o l\u2019archetipo della viandante notturna. \u00abAut\u00f3lykos\u00bb, personaggio della mitologia greca, conosciuto per la sua astuzia e per essere il nonno di Ulisse. Qui rappresenta il gioco dell\u2019inganno, la trasformazione, l\u2019abilit\u00e0 di attraversare i limiti tra realt\u00e0 e finzione. Ogni titolo \u00e8 come una chiave simbolica: apre uno scenario, un\u2019emozione, una cultura. L\u2019insieme crea una mappa sonora che abbraccia il mondo e lo rilegge attraverso uno sguardo personale e profondamente poetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ogni traccia diventa una preghiera, un richiamo, <\/strong>un furto di tempo e spazio per riappropriarsi di una spiritualit\u00e0 perduta. La pluralit\u00e0 linguistica e culturale sottesa ai titoli si riflette anche nella tessitura musicale, dove strumenti, timbri e strutture evocano ritualit\u00e0 collettive e intime al tempo stesso. La presenza di dediche personali amplifica il senso di radicamento emotivo e memoriale del disco, restituendo al jazz una funzione testimoniale che supera il mero virtuosismo: qui la musica \u00e8 custode di affetti, genealogie e territori dell\u2019anima. \u00abAt The First Light Of Day\u00bb \u00e8 dunque molto pi\u00f9 di un album: \u00e8 un atto di creazione mitopoietica che unisce la ricerca etno-musicologica alla libert\u00e0 espressiva di jazz con influenze marcatamente nordiche. Uno slow-food dell&#8217;anima da ascoltare lentamente, come si contemplano i paesaggi interiori: in silenzio e con gratitudine.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/GabrieleFavaGroup-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11172\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/GabrieleFavaGroup-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/GabrieleFavaGroup-300x200.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/GabrieleFavaGroup-768x512.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/GabrieleFavaGroup.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Gabriele Fava Group<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abAt The First Light Of Day\u00bb \u00e8 molto pi\u00f9 di un album: \u00e8 un atto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":14,"featured_media":11174,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9,745,563,18,22,2,3,500,6,13],"tags":[950,400,70,81,49,949,194,40,270,55,71],"class_list":["post-11170","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-ethno-music","category-free-jazz","category-fusion","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-world-music","tag-at-the-first-light-of-day","tag-barly-records","tag-bebop","tag-blues","tag-fusion","tag-gabriele-fava-group","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-post-bop-2","tag-post-bop","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Fava_ante.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11170","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/14"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11170"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11170\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11175,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11170\/revisions\/11175"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11174"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}