{"id":11009,"date":"2025-06-12T22:09:54","date_gmt":"2025-06-12T20:09:54","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=11009"},"modified":"2025-06-14T09:35:06","modified_gmt":"2025-06-14T07:35:06","slug":"intervista-a-ivo-franchi-la-musica-piu-completa-e-libera-che-ci-sia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/06\/12\/intervista-a-ivo-franchi-la-musica-piu-completa-e-libera-che-ci-sia\/","title":{"rendered":"Intervista a Ivo Franchi. \u00abLa musica pi\u00f9 completa e libera che ci sia\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Valentina Voto \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ivo Franchi \u00e8 un giornalista professionista di lungo corso, attualmente vicedirettore di&nbsp;Nuovo&nbsp;e di&nbsp;Nuovo TT, due importanti settimanali familiari pubblicati da Cairo editore. In passato ha scritto per&nbsp;La Stampa&nbsp;e ha lavorato diversi anni per i giornali di viaggio, tra cui il mensile&nbsp;Meridiani, sempre scrivendo in parallelo di musica per diverse testate, tra quotidiani o riviste specializzate come&nbsp;Il Giorno,&nbsp;Il Sole 24 Ore&nbsp;e&nbsp;Amadeus. Oggi \u00e8 editorialista di&nbsp;MusicPaper&nbsp;e collaboratore fisso di&nbsp;Musica Jazz. Da giovane si \u00e8 occupato di marketing per la Fonit Cetra e ha lavorato a lungo per le emittenti radiofoniche private e per Radio Rai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D In tre parole, chi \u00e8 Ivo Franchi?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Un giornalista appassionato di musica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Quali sono i tuoi primi ricordi della musica da bambino?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ho un\u2019immagine nitida di quando mia madre mi faceva ascoltare i primi 45 giri dei Beatles, mentre mio padre mi faceva addormentare sulle note di un vecchio Lp di Tommy Dorsey: possiamo dire che questo sia stato il mio imprinting musicale, tra pop e jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Quali sono stati invece i tuoi ascolti da ragazzo e come sei arrivato (o meglio, tornato) consapevolmente al jazz?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><a><\/a> R Ai tempi di Dorsey avevo due o tre anni, quindi me lo sono presto dimenticato. In seguito, data la mia anagrafe (sono nato nel 1959), come tutti quelli della mia generazione scambiavo dischi e ascolti con i compagni di scuola e cos\u00ec sono passato dal pop facile al soul, al rhythm\u2019n\u2019blues e al rock. In et\u00e0 adolescenziale la mia formazione \u00e8 avvenuta per un 50 per cento sulla musica americana, da Bob Dylan alla cosiddetta West Coast (quindi Crosby, Stills, Nash &amp; Young, Jackson Brown, Byrds, Eagles, Joni Mitchell) e per un altro 50 per cento nel progressive rock inglese e in quello che una volta si chiamava hard rock, ossia Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull, Gentle Giant, Genesis, Pink Floyd e altro ancora. Poi \u00e8 arrivata una prima folgorazione grazie al jazz-rock, quindi il Miles Davis di <em>Bitches Brew<\/em>, la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, il Chick Corea dei Return to Forever; solo dopo sono arrivate le cose pi\u00f9 jazzate, e quindi Keith Jarrett, il Miles Davis dei primi anni Sessanta. Infine, dopo i vent\u2019anni, sono arrivati la passione e l\u2019approfondimento per il jazz&nbsp;<em>tout court<\/em>, compresi il free e il post free: quindi Charles Mingus, John Coltrane, l\u2019Art Ensemble, Anthony Braxton, Archie Shepp e altri eroi musicali di quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Visto questo mosaico variopinto di ascolti mi viene da chiederti: nella tua esperienza di giornalista e critico musicale di cosa ti sei occupato con maggiore preferenza e\/o maggiori competenze?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Diciamo che io ho sempre seguito molto i miei gusti guardando allo spirito del tempo, ma facendo comunque una ricerca che in qualche modo mi appassionasse. Come tanti negli anni della fusion ho ascoltato anch\u2019io gli Steps Ahead e altri gruppi del genere, eppure il mio percorso seguiva le mie preferenze, quindi moltissimo Keith Jarrett, filtrato da Bill Evans e da Paul Bley. Miles Davis lo adoro in tutte le sue incarnazioni \u2013 anche perch\u00e9 mio padre, che purtroppo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, aveva una prima edizione di <em>Birth Of The Cool<\/em>, ora malconcia e che all\u2019epoca non sapevo fosse preziosa \u2013 e poi da l\u00ec in avanti ho allargato i miei orizzonti. La mia formazione \u00e8 soprattutto nel jazz moderno e modernista, da Charlie Parker a Thelonious Monk e ad Art Blakey, tra gli anni Cinquanta e i Sessanta e oltre, che poi si \u00e8 legata al free e al post-free. Solo in una seconda fase, mi sono avvicinato ai grandi del jazz classico, Louis Armstrong, Count Basie, Duke Ellington, Stan Kenton e cos\u00ec via,&nbsp;muovendomi a ritroso nel tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Quali sono i motivi che ti hanno spinto a occuparti di giornalismo e di critica musicale?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Io sono giornalista puro, nel senso che nella vita svolgo questa professione, indipendentemente dalla musica. Quindi non vivo di giornalismo musicale, attivit\u00e0 che faccio in aggiunta al mio lavoro principale. Occuparmi di musica mi permette di aprirmi un mondo altro rispetto a quella che \u00e8 la mia attivit\u00e0 quotidiana, che consiste nel lavorare sulla carta stampata e nel macinare pagine su pagine che vanno dal nuovo Papa a Bel\u00e9n Rodr\u00edguez, dal caso di Garlasco a Carlo Conti e ad altri personaggi della tv e del cinema. Si capisce quindi che il mio approccio alla musica non \u00e8 quello del critico puro o militante, ma piuttosto del giornalista. E questo credo che si noti anche nel linguaggio e nel tipo di scrittura che cerco di usare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Per te cos\u2019\u00e8 il jazz? E ha ancora un senso oggi la parola \u201cjazz\u201d?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Per me il jazz \u00e8 la musica pi\u00f9 completa e libera che ci sia, innanzitutto perch\u00e9 nasce da un&nbsp;<em>m\u00e9lange<\/em>&nbsp;ed \u00e8 di una straordinaria complessit\u00e0 fin dai suoi albori. Credo infatti che dal meticciato provengano le cose migliori della vita e il jazz \u00e8 per eccellenza una musica meticcia e \u201csporca\u201d, che per\u00f2 nel corso del suo itinerario storico \u00e8 riuscita a stare in equilibrio miracoloso tra la tradizione popolare e quella colta: credo che questa sia la sua principale caratteristica. Per rispondere invece alla tua seconda domanda, s\u00ec, ha ancora senso oggi parlare di jazz. Qualche tempo fa ho avuto il piacere di intervistare Louis Sclavis e il grande clarinettista francese mi ha detto: \u00abPer me il jazz \u00e8 ci\u00f2 che resta quando si \u00e8 provato tutto\u00bb. Quindi non \u00e8 folk, non \u00e8 classica, non \u00e8 rock, non \u00e8 pop, non \u00e8 world music: \u00e8 semplicemente jazz. Naturalmente l\u2019improvvisazione ha un ruolo fondamentale nel jazz, ma esistono anche musiche improvvisate che non sono jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Si pu\u00f2 parlare di \u201cjazz italiano\u201d? Esiste per te qualcosa di definibile come \u201cjazz italiano\u201d o \u201cjazz europeo\u201d?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Questa \u00e8 un\u2019annosa questione. Sul jazz italiano ti direi che \u00e8 in uno stato di grazia, ma che forse bisognerebbe parlare di \u201cjazz europeo\u201d pi\u00f9 che di \u201cjazz italiano\u201d, anzi, meglio, di \u201cvie nazionali al jazz\u201d. Con questo intendo dire che quando negli anni Trenta in Francia Django Reinhardt ha dato vita al cosiddetto jazz manouche, mescolando la musica tzigana con il jazz, o quando John Surman ha fuso certe melodie barocche inglesi con l\u2019elettronica e una certa improvvisazione (nei dischi di fine anni Settanta per l\u2019ECM), entrambi ci hanno detto quali erano le loro vie nazionali al jazz; e lo stesso, uscendo dall\u2019Europa, si pu\u00f2 dire di Gato Barbieri, quando ha ripreso le musiche di tutto il continente latino-americano e ha seguito una via, una poetica, personale ma anche continentale, al jazz. Nello stesso modo si potrebbe parlare anche di certi jazzisti afroamericani di oggi, che vengono da una certa citt\u00e0 e da un certo tipo di mondo e che sono pi\u00f9 vicini all\u2019hip hop piuttosto che al blues elettrico. Ecco, in questo senso devo dire che il jazz \u00e8 una musica unica. Per\u00f2 io starei attento a costruire troppi steccati. Il jazz \u00e8 un ponte, non innalza muri o barriere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Si pu\u00f2 dire dunque che per te il jazz \u00e8 uno?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R S\u00ec, secondo me il jazz \u00e8 uno, ma esistono delle declinazioni che possono essere personali, geografiche o nazionali; se poi dovessi chiedermi se il jazz italiano \u00e8 diverso da quello europeo o americano, ti risponderei: \u00abDipende\u00bb. Ad ogni modo ci sono tratti comuni, un comune sentire nel jazz europeo e nel jazz di certe aree: per farti un esempio, l\u2019area mediterranea (che comprende Spagna, Italia, Francia, ma non solo) partorisce un tipo di sensibilit\u00e0 musicale che presenta diversi punti in comune, come ne hanno infatti, per esempio, Paolo Fresu e Richard Galliano (e non soltanto per il fatto che suonano insieme!). Per restare in Francia poi, le radici basche di Michel Portal hanno qualcosa in comune con un Richard Galliano che riporta con la fisarmonica il bal-musette nel jazz, che in parte gi\u00e0 era presente negli anni Trenta con Django Reinhardt. Quindi ci sono corsi e ricorsi della storia, idiomi che si intrecciano, ma il jazz resta uno, anche se esistono varie vie per declinare questo linguaggio, vie che possono essere nazionali o continentali, oppure filoni, che hanno una loro originalit\u00e0 e che, come un fiume carsico, in certi momenti emergono, in altri si inabissano, pur continuando a scorrere sotto terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Che cosa distingue l\u2019approccio al jazz di americani e afroamericani da quello di noi europei?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Banalmente la tradizione da cui i musicisti provengono e le influenze delle varie musiche popolari e colte che hanno toccato le corde della loro poetica e del loro universo umano e musicale. Se vieni da un grande centro urbano come Chicago hai una formazione musicale ben diversa da quella di un musicista che \u00e8 originario della campagna inglese o dalla cosiddetta Sicilia africana. Ciascuno si porta dentro un proprio mondo e riesce a sintetizzare questo mondo nella propria poetica a seconda dei materiali su cui si \u00e8 formato. Poi, per fortuna, i musicisti si mescolano, gli incontri e il dialogo cambiano la vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Esistono ancora la politica e l\u2019avanguardia nel jazz statunitense e in quello europeo?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R S\u00ec, esistono ancora, soprattutto negli Stati Uniti, dove la tematica razziale \u00e8 ancora disgraziatamente attuale. Ed esistono ancora musicisti che fanno del loro&nbsp;<em>engagem\u00e9nt<\/em>&nbsp;un tratto distintivo, che si declina attraverso una ricerca musicale d\u2019avanguardia. Mi verrebbe per\u00f2 da risponderti che, per esempio, anche un musicista francese \u2013 ma originario della Costa d\u2019Avorio \u2013 e davvero molto interessante, il flautista e sassofonista Magic Malik, unisce radici che vanno da una certa musica folclorica all\u2019afro-beat di Fela Kuti fino all\u2019M-Base di Steve Coleman e di Greg Osby. Qui il discorso identitario \u00e8 molto forte e si traduce in ricerche musicali espresse in un modo particolare. E lo stesso vale per certi musicisti sudafricani, per esempio Nduduzo Makhathini, il quale oggi fa un\u2019operazione che una volta con l\u2019Art Ensemble of Chicago si chiamava Great Black Music e che poi si \u00e8 chiamata BAM (Black American Music), stando per\u00f2 anche sulla lunghezza d\u2019onda di Abdullah Ibrahim o di un pianista e bandleader bianco sudafricano quale Chris McGregor. Insomma, esiste ancora un collegamento tra ricerca, impegno civile (\u201cpolitica\u201d in senso lato) e identit\u00e0 culturale \u2013 tema molto importante oggi \u2013 come, sia pure in modo diverso, esisteva negli anni Sessanta, nell\u2019epoca del free, del post-free e della riscoperta del patrimonio africano da parte degli artisti di origine afroamericana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Il jazz deve parlare, attraverso i suoni, di temi sociali, politici, ambientali, filosofici?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Non necessariamente secondo me. Cio\u00e8 non \u201cdeve\u201d farlo, nel senso che la musica non \u00e8 un linguaggio denotativo come la parola. \u00c8 arte che evoca, ma non fa comizi. Ben venga se un musicista \u00e8 ispirato da certi argomenti e dall\u2019impegno civile, ma la bont\u00e0 di questi temi non rende di per s\u00e9 migliore o peggiore, pi\u00f9 o meno nobile, la sua musica. Parlare di sentimenti in musica \u2013 pensiamo a un brano come&nbsp;<em>My Funny Valentine<\/em>&nbsp;nella versione cantata di Chet Baker \u2013 \u00e8 nobile tanto quanto parlare di battaglie civili come ha fatto Archie Shepp in un album quale&nbsp;<em>Attica Blues<\/em>. Non penso che l\u2019<em>engagem\u00e9nt<\/em>&nbsp;sia a tutti i costi un valore aggiunto. Lo pu\u00f2 essere solo se si traduce in una qualit\u00e0 musicale pi\u00f9 stimolante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Che vuol dire essere un critico musicale oggi? La critica musicale sta davvero scomparendo, come molti dicono? O ha ancora spazio e\/o ragion d\u2019essere?&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Non credo che la critica stia scomparendo, anche se gli spazi che le si riservano sono sempre meno. Questo discorso vale non solo per il jazz, ma anche per la musica classica e il cinema, forse un po\u2019 meno per la letteratura: mentre un tempo sui quotidiani venivano pubblicate recensioni musicali di concerti, festival e dischi, oggi questa attivit\u00e0 \u00e8 ridotta al minimo e se c\u2019\u00e8 un evento musicale lo si presenta, ma ben di rado viene seguito a livello critico. Questo ovviamente vale meno per le riviste specializzate, ma di certo, anche se il livello della critica musicale italiana \u00e8 pi\u00f9 che buono, oggi tale pratica \u00e8 un pochino in difficolt\u00e0, nella musica in particolare e pi\u00f9 in generale nell\u2019arte. I suoi spazi sono confinati alle riviste che se ne occupano programmaticamente. Il&nbsp;<em>Corriere della Sera<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>la<\/em>&nbsp;<em>Repubblica<\/em>, quando si svolgono i vari festival di Venezia o di Cannes li seguono, sia a livello di costume sia di critica, e lo stesso vale per la televisione, con le sue serie sempre recensite e raccontate. Per la musica invece, jazz e classica, con forse qualche eccezione per il rock e il pop, la critica sui grandi media (grosse testate, tv, ecc.) \u00e8 ridotta ai minimi termini. In un mondo come quello contemporaneo \u2013 quello dei social, della velocit\u00e0, dell\u2019IA \u2013 si avverte la difficolt\u00e0 a far circolare il pensiero e, in particolare, il pensiero critico, che per prima cosa richiede lentezza, studio, tenacia. Quindi no, la critica non \u00e8 morta, \u00e8 confinata. Ma non sarei cos\u00ec pessimista, perch\u00e9 ancora esiste e secondo me esisteranno sempre spazi per il suo esercizio, anche se dobbiamo trovare nuove strategie di comunicazione e coinvolgere un nuovo pubblico, quello dei giovani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Se ti chiedessi, a bruciapelo, di dirmi gli artisti a tuo avviso pi\u00f9 significativi di questo primo quarto di ventunesimo secolo, quali nomi faresti?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Di primo acchito ti direi Brad Mehldau, Bill Frisell, John Scofield, Pat Metheny, Joshua Redman o band come gli Snarky Puppy e Artemis, il gruppo tutto al femminile della pianista canadese Renee Rosner; poi trovo molto interessante la scena israeliana di oggi, dal sassofonista Oded Tzur al trombettista Avishai Cohen. E, ancora, ti direi il trombettista Ambrose Akinmusire e un sassofonista come James Brandon Lewis, non tanto perch\u00e9 io sia un suo fan, quanto piuttosto per il suo approccio di rilettura e rivitalizzazione del patrimonio del jazz degli ultimi quarant\u2019anni. Senza dimenticare Chris Potter, a mio avviso uno dei migliori improvvisatori di sax tenore (e non solo) in circolazione. E sono sempre in attivit\u00e0 anche tanti \u201cgrandi vecchi\u201d, come Dave Holland, John Surman o Ron Carter, che danno ancora lezioni di stile e di intelligenza. Infine, visto il mio amore sconfinato per la Francia, ti citerei nuovamente Richard Galliano, che certo non \u00e8 pi\u00f9 un giovanotto, ma \u00e8 un musicista che ha condotto e conduce tuttora operazioni culturali di grande spessore. In questa mia lista ci sono tante lacune, visto che ti ho fatto i primi nomi che mi sono venuti in mente. Oggi sono tanti i musicisti interessanti, ma questi che ti ho citato, secondo me, hanno davvero cambiato qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Come vivi tu il jazz in Italia, anche in rapporto alle tue esperienze sul territorio?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R Io vivo a Milano, una citt\u00e0 internazionale. Per\u00f2 ti darei una risposta relativa a tutto il jazz italiano, dicendoti che oggi si trova in una fase eccellente e che gode di una salute molto migliore rispetto al passato \u2013 quando si parlava di rinascita del jazz italiano \u2013 perch\u00e9 ha una qualit\u00e0 e una variet\u00e0 veramente notevoli, e soprattutto, in linea di massima, non ci sono musicisti che scimmiottano il revival dell\u2019hard bop come accadeva negli anni Novanta. Attualmente ci sono una maggiore creativit\u00e0 e una notevole ricerca di originalit\u00e0, e il panorama nostrano pu\u00f2 vantare improvvisatori davvero eccellenti. C\u2019\u00e8 un fiorente filone, chiamiamolo \u201cjazz mediterraneo\u201d, di cui Paolo Fresu \u00e8 il caposcuola e che conta musicisti come Francesco Cafiso, Daniele di Bonaventura, Dino Rubino ecc. che fanno cose estremamente interessanti. Senza dimenticare i Fearless Five, giovani musicisti notevolissimi. Amo molto anche Alessandro Sgobbio, Anais Drago, Federica Michisanti, Jacopo Ferrazza, Ferdinando Romano, Alessandro Lanzoni, una cantante e chitarrista come Simona Severini. Insomma, c\u2019\u00e8 una generazione di musicisti eccellenti, accanto ai \u201cgrandi vecchi\u201d come Enrico Rava, Franco D\u2019Andrea, Claudio Fasoli, Gianluigi Trovesi, Enrico Pieranunzi, Giovanni Tommaso e altri big.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong><em>D Cosa pensi dell\u2019attuale situazione in cui versa la cultura italiana, di cui il jazz ovviamente fa parte?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">R In linea di massima mi sembra che siano pi\u00f9 interessanti le cose del jazz che non quelle di altri settori della cultura italiana. Ossia credo che altre discipline artistiche siano un po\u2019 pi\u00f9 \u201csedute\u201d rispetto al jazz, il quale vive a mio parere una situazione ben pi\u00f9 vivace, essendo caratterizzato da una maggiore permeabilit\u00e0 e da un maggiore dialogo con l\u2019estero e, quindi, da un fuoco creativo tuttora meritevole di attenzione. Musicisti bravi certo ci sono anche in ambito classico, cantautorale e pop, per\u00f2 ritengo che la situazione del jazz sia pi\u00f9 vitale. E questo anche e soprattutto rispetto a quella di altre discipline artistiche, come la letteratura, il cinema, il teatro, l\u2019arte figurativa. In questi ambiti mi sembra che ci sia molta produzione ma un\u2019originalit\u00e0 minore rispetto al passato. Naturalmente \u00e8 solo un\u2019opinione molto personale e di parte: quindi va presa con beneficio d\u2019inventario. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ivo-Franchi-con-Caetano-Veloso-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11010\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Ivo Franchi con Caetano Veloso<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Valentina Voto \/\/ Ivo Franchi \u00e8 un giornalista professionista di lungo corso, attualmente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":23,"featured_media":11011,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[10,9,26,777,2,3,14,17],"tags":[],"class_list":["post-11009","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-costume-e-societa","category-cultura","category-editoriale","category-interview","category-jazz","category-musica","category-musica-classica","category-rock"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Ivo-Franchi1-e1749758824184.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11009","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/23"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11009"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11009\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11012,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11009\/revisions\/11012"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11011"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11009"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11009"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11009"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}