{"id":10944,"date":"2025-06-10T23:52:47","date_gmt":"2025-06-10T21:52:47","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=10944"},"modified":"2025-06-19T19:22:13","modified_gmt":"2025-06-19T17:22:13","slug":"la-cantina-altri-appunti-sul-jazz-di-andrea-polinelli-un-affresco-sonoro-in-cui-bologna-diviene-non-solo-sfondo-ma-soggetto-narrante-alfa-music-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/06\/10\/la-cantina-altri-appunti-sul-jazz-di-andrea-polinelli-un-affresco-sonoro-in-cui-bologna-diviene-non-solo-sfondo-ma-soggetto-narrante-alfa-music-2025\/","title":{"rendered":"\u00abLa Cantina, altri appunti sul Jazz\u00bb di Andrea Polinelli. Un affresco sonoro in cui Bologna diviene non solo sfondo, ma soggetto narrante (Alfa Music, 2025)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>Il jazz non \u00e8 qui semplice oggetto di contemplazione estetica, ma motore di consapevolezza, strumento di narrazione identitaria e ponte fra le arti. Una sorta di \u00abdiscomentario\u00bb che non si limita a raccontare la storia di un genere: rivendica, al contrario, la vitalit\u00e0 di un linguaggio sonoro, quale forma di vita, di comunit\u00e0 e di dialogo intermediale.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">\u00abLa Cantina, altri appunti sul Jazz\u00bb si presenta come un\u2019opera dalla forte densit\u00e0 culturale e affettiva, in cui s&#8217;intrecciano percorsi biografici, sensibilit\u00e0 artistiche ed una vocazione profondamente documentaria. Il progetto, pubblicato da Alfa Music, nasce da un\u2019interazione empatica ed intellettuale tra i vari promotori e si dipana lungo un itinerario che fonde cinema, musica e memoria in una narrazione fitta di rimandi, atmosfere e consapevolezze urbane. Parliamo di un progetto che raccorda suono e immagine, dove il cuore dell\u2019opera risiede nella sua struttura dialogica: l\u2019alternanza tra le composizioni musicali e le testimonianze visive e orali tratteggia un affresco polifonico in cui la citt\u00e0 di Bologna diviene non solo sfondo, ma soggetto narrante. \u00c8 proprio la citt\u00e0 felsinea con i suoi contrasti stagionali, i portici storici, la stratificazione culturale e la tensione tra tradizione e modernit\u00e0, a fornire lo spazio semantico e sensoriale in cui germinano i brani e le riflessioni. Le composizioni, nate in parte da esperienze dirette e in parte recuperate dal passato creativo dell\u2019autore, riflettono un jazz errante, che abita la citt\u00e0 come un vagante <em>fl\u00e2neur.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il jazz che diventa memoria attiva ed interattiva:<\/strong> il titolo stesso, <em>La Cantina<\/em>, funziona come metafora esemplare: da un lato evoca il luogo fisico dove il vino matura e si conserva il prezioso, dall\u2019altro richiama una dimensione simbolica, legata alla memoria affettiva, alla tradizione e alla trasmissione intergenerazionale, ma soprattutto evoca il luogo per antonomasia delle jam session. In tale cornice, il jazz viene inteso non solo come linguaggio musicale, ma come forma di coscienza storica e strumento di archeologia culturale. L\u2019ultimo brano della raccolta, \u00abGabriel\u2019s Original Jazz Band Tune\u00bb, si pone come epifania affettiva e generativa, dichiarando esplicitamente l&#8217;intento di gettare un ponte tra futuro e passato, tra visione e radicamento. Il valore documentario dell\u2019opera non pu\u00f2 essere trascurato: in continuit\u00e0 con i precedenti lavori \u00abCompro oro\u00bb e \u00abCocktail bar\u00bb, anch\u2019essi dedicati ad epicentri del jazz italiano come Torino e Roma, <em>La Cantina<\/em> assume la forma di un tassello indispensabile per una mappatura storica e affettiva del vernacolo jazzistico nel nostro Paese. L&#8217;attitudine nel creare scene di vita quotidiana, scorci di spontaneit\u00e0 urbana contribuisce a creare un \u00abneo-realismo musicale\u201d, che si rif\u00e0 esplicitamente a \u00abAppunti per un film sul jazz\u00bb di Gianni Amico, ma che trova nella contemporaneit\u00e0 un nuovo respiro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;opener, \u00abLa Cantina\u00bb, diventa il manifesto poetico dell&#8217;intero progetto<\/strong>, delineandosi attraverso una struttura narrativa ampia e dal respiro simile ad una suite cinematografica, in cui le frasi del sax tenore di Polinelli sussurrano intimamente al trombone di Renzetti. L&#8217;atmosfera evoca un lento dischiudersi della memoria: \u00e8 jazz da sotterraneo, non solo per la suggestione del titolo, ma per la capacit\u00e0 di evocare profondit\u00e0 emotive e luoghi celati. La scrittura \u00e8 colta, mai autoreferenziale, e restituisce la sensazione di un jazz \u00abpensato\u00bb, ma vivo. Atmosfera: evocativa, sotterranea, meditativa; struttura: A-B-A con intermezzi improvvisativi. Il costrutto si articola in una forma tripartita, con un tema iniziale esposto al sax tenore su armonie sospese. Il trombone risponde con controcanti lirici, mentre il pianoforte interviene su un registro percussivo ma contenuto, quasi a suggerire lo scricchiolio di vecchie scale da cantina. Si notano modulazioni tonali leggere, con un passaggio dal modo minore a un maggiore ambivalente nella sezione centrale. L\u2019improvvisazione si sviluppa su una progressione armonica discendente che richiama atmosfere noir. \u00abFireball\u00bb, componimento dal carattere pi\u00f9 energico e nervoso, \u00e8 forse il pi\u00f9 metropolitano della raccolta. Il tema \u00e8 incisivo e percussivo, quasi esplosivo come suggerisce il titolo, e s&#8217;inerpica su alture sonore che accennano all&#8217;hard-bop con venature cinematiche, dove il pianoforte di Fedeli cesella linee ritmiche affilate, mentre la sezione ritmica imprime un senso di corsa e discontinuit\u00e0. \u00abFireball\u00bb sembra raccontare l\u2019inquietudine e il dinamismo della Bologna in transizione: dalle cantine alla digitalizzazione. Atmosfera: energica, metropolitana, nervosa; struttura: <em>head-solos-head<\/em>, con bridge libero, in cui il brano parte da un riff ritmico ostinato del piano e della batteria in tempo dispari (7\/8 alternato a 4\/4) che crea una tensione propulsiva. Il tema \u00e8 sincopato e frammentato, con ampio uso di intervalli di quarta, mentre le sezioni solistiche sono contrappuntate da <em>stop-time<\/em> e dai riff del basso elettrico. L\u2019assolo di sax sfrutta la scala diminuita e modulazioni rapide, suggerendo uno stile post-bop spinto al limite dell\u2019espressionismo timbrico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abModai\u00bb, assiepata nella sua abissale liricit\u00e0,<\/strong> reca in calce un nome esotico, forse un acronimo o un\u2019evocazione intima, che accompagna una ballata dal sapore quasi mediterraneo. Il fraseggio \u00e8 morbido, i timbri caldi. Il brano ha un andamento circolare, ipnotico, che sembra voler trattenere il tempo. C&#8217;\u00e8 in \u00abModai\u00bb una sorta di sospensione gentile: come se si camminasse sotto i portici al tramonto. Atmosfera: lirica, raccolta, contemplativa; struttura: tema continuo con variazioni interne, costruito su un ciclo armonico di quattro accordi in 6\/8, con largo uso di sospensioni (9a, 11a) e colore modale dorico. Il sax di Polinelli ed il trombone di Eugenio Renzetti s&#8217;intrecciano in un gioco di domande e risposte, mentre il pianoforte lavora per accenni melodici, usando <em>clusters<\/em> delicati e pedali lunghi. Una particolare attenzione va all\u2019uso del silenzio come elemento strutturale, che nella scrittura jazzistica viene raramente esplorato con questa sensibilit\u00e0. \u00abOnirica, il cui titolo \u00e8 dichiarazione d\u2019intenti, \u00e8 il componimento pi\u00f9 esplorativo e visionario del disco, imperniato su una colonna vertebrale armonica liquida, spaziosa, e propedeutica all\u2019improvvisazione controllata, nonch\u00e9 ad un uso pi\u00f9 libero delle dinamiche e delle tensioni timbriche. \u00c8 la traccia che pi\u00f9 si avvicina alla dimensione spirituale del jazz, lasciando presagire un dialogo introspettivo con l\u2019inconscio. La forma \u00e8 fluida, come i sogni cui si ispira. Atmosfera: rarefatta, visionaria, simbolista; struttura: forma libera, quasi aleatoria, forse il passaggio pi\u00f9 sperimentale del concept. Si comincia con un\u2019armonia fluttuante ottenuta tramite gli accordi aperti del pianoforte di Massimo Fedeli e gli armonici naturali del basso di Alessandro Marino. Il sax entra con intervalli lontani (nona, tredicesima), simili a squarci sonori. L\u2019andamento \u00e8 non-metrico nei primi tre minuti, quasi ambientale, poi si entra in una zona centrale improvvisativa, dove i musicisti convergono sull&#8217;ostinato ritmico della batteria di Francesco \u00abCina\u00bb Calogiuri, che richiama certe strutture ornettiane. La chiusura \u00e8 affidata a un cluster dissonante \u00absparato\u00bb in dissolvenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>\u00abTramonto in via Fusco<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong> \u00e8 una composizione<\/strong> dal potente impianto descrittivo, quasi impressionistico. La scena evocata risulta realistica e poetica al contempo: si percepiscono le sfumature aranciate della luce, la quiete urbana, la solitudine gentile del crepuscolo. Polinelli qui lavora per sottrazione, privilegiando un fraseggio misurato, intimo, in equilibrio tra malinconia e tenerezza. \u00c8 un piccolo racconto da ascoltare ad occhi chiusi. Atmosfera: impressionistica, nostalgica, crepuscolare; struttura: A-A-Coda. La melodia principale \u00e8 affidata al trombone, che la intona con un suono ovattato e mutizzato, mentre il pianoforte utilizza accordi aperti in stile Bill Evans, con ampio uso della nona maggiore e della sesta. Il tempo \u00e8 lento, quasi rubato, con la batteria che interviene attraverso pennellate di spazzole. La struttura potrebbe essere scomposta, partitura alla mano, in cellule tematiche minime, ognuna delle quali racconta uno scorcio emotivo del paesaggio urbano. \u00abGabriel\u2019s Original Jazz Band Tune\u00bb costituisce una chiusa inaspettata e luminosa, dove il jazz cambia pelle: la formazione, con banjo di Gino Cardamone e tuba di Edgar Dutary e la batteria di Maurizio Boco, rimanda alle origini New Orleans del genere, in un\u2019atmosfera festosa e affettuosa. \u00c8 un affresco affettivo e dichiaratamente na\u00eff, ma anche simbolico: un ritorno alle radici per guardare avanti, dedicato alla nascita e all\u2019infanzia. L\u2019omaggio a Pupi Avati \u00e8 implicito ma potente, con richiami alle sue colonne sonore in equilibrio tra malinconia e ironia. Atmosfera: festosa, retr\u00f2, affettuosa; struttura: forma classica in 32 battute (AABA), stile dixieland. La composizione si rif\u00e0 esplicitamente al jazz primigenio: banjo, tuba e rullante creano un tappeto sonoro che rievoca l&#8217;infanzia del jazz. Il tema \u00e8 cantabile, ricco di blue notes, con frasi marcate a ritmo di <em>two-beat<\/em>. Interessante risulta l\u2019arrangiamento polifonico: tutti gli strumenti hanno momenti di esposizione simultanea, secondo la prassi dell\u2019improvvisazione collettiva. Un piccolo gioiello stilistico e simbolico, come una dedica incisa a mano su un vecchio 78 giri. Con \u00abLa Cantina, altri appunti sul Jazz\u00bb, Andrea Polinelli e i suoi pards promulgano un\u2019opera che \u00e8 tanto un viaggio polisensoriale, quanto un gesto politico-culturale. Il jazz non \u00e8 qui semplice oggetto di contemplazione estetica, ma motore di consapevolezza, strumento di narrazione identitaria e ponte fra le arti. Una sorta di \u00abdiscomentario\u00bb che non si limita a raccontare la storia di un genere: rivendica, al contrario, la vitalit\u00e0 di un linguaggio sonoro, quale forma di vita, di comunit\u00e0 e di dialogo intermediale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"930\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/LA-CANTINA_CD-BACK-1024x930.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10945\"\/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il jazz non \u00e8 qui semplice oggetto di contemplazione estetica, ma motore di consapevolezza, strumento&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":10946,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[29,25,850,9,26,563,768,22,2,3,500,6,28],"tags":[70,225,194,40,861,71],"class_list":["post-10944","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bebop","category-blues","category-cool-jazz","category-cultura","category-editoriale","category-free-jazz","category-hard-bop","category-italian-jazz","category-jazz","category-musica","category-post-bop","category-recensione-dischi","category-swing","tag-bebop","tag-cool-jazz","tag-hard-bop","tag-jazz","tag-pupi-avati","tag-swing"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Polinelli_Ante-e1749592214680.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10944","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10944"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10944\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11154,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10944\/revisions\/11154"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10946"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10944"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10944"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10944"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}