{"id":1075,"date":"2019-07-16T19:22:54","date_gmt":"2019-07-16T17:22:54","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=1075"},"modified":"2023-07-03T23:46:00","modified_gmt":"2023-07-03T21:46:00","slug":"dal-quaderno-degli-appunti-di-umbria-jazz-george-benson-quando-la-musica-diventa-un-happening","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2019\/07\/16\/dal-quaderno-degli-appunti-di-umbria-jazz-george-benson-quando-la-musica-diventa-un-happening\/","title":{"rendered":"DAL QUADERNO DEGLI APPUNTI DI UMBRIA JAZZ: GEORGE BENSON QUANDO LA MUSICA DIVENTA UN HAPPENING"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">George Benson \u00e8 un Giano Bifronte che guarda sempre al passato ed al futuro e che nelle sua discografia ha sempre alternato dischi mutevoli per stile e dimensione: a volte pi\u00f9 legati al jazz e alla fusion; altri allo smooth e alla soul-dance, specie dopo il successo planetario e milionario di &#8220;Give Me The Night&#8221;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Luned\u00ec 15 luglio 2019, una data da ricordare<\/strong>, per la musica, ma anche per il freddo. All&#8217;arena Santa Giuliana ci sono i segni di un recente nubifragio, le temperature sono planate su valori autunnali. Giove pluveo minaccia ancora pioggia. Un gelido vento del Nord sferza i corpi poco vestiti delle centinaia di persone che riempiono l&#8217;arena, quasi tutte in assetto da combattimento estivo. Molti stranieri, sempre pi\u00f9 informali, sono a maniche corte e calzoncini; gli Italiani sono stati pi\u00f9 previdenti, soprattutto gli \u201cindigeni\u201d che conoscono la mutevolezza del clima perugino. Il passaggio \u00e8 stato brusco, da 30 a quasi 15 gradi nel giro di poche ore, quindi non sarebbe facile resistere se la ricompensa musicale non fosse ambita, soprattutto mentre il vento insiste in tutte le direzioni, scongiurando comunque la pioggia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Quello di George Benson \u00e8 un vero spettacolo<\/strong>: tanti musicisti, tanti strumenti, tanti suoni, c&#8217;\u00e8 il jazz, lo smooth jazz, qualche accenno di fusion pi\u00f9 impegnata, c&#8217;\u00e8 il soul, il funk e la pop-dance di lusso. George Benson canta un po&#8217; sottotono, non \u00e8 pi\u00f9 la voce di un tempo, ma incanta quando brandisce la sua Ibanez. Nelle mani c&#8217;\u00e8 tutta la sapiente maestria di chi \u00e8 cresciuto alla grande scuola del jazz e dei maestri ideali come Wes Montgomery. Non importa se in quel momento venga eseguito un brano dance o una ballata pop, l&#8217;anima del jazz c&#8217;\u00e8. La band offre un ottimo sostegno al chitarrista, soprattutto la corista in alcune parti vocali dalle tonalit\u00e0 impervie. \u00c8 comunque una alternanza di famosi strumentali e successi da hit-parade. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>L&#8217;arrivo di \u201cGive Me The Night\u201d, proposto in una versione pi\u00f9 dilatata<\/strong>, fa esplodere l&#8217;Arena Santa Giuliana, l&#8217;ordingo era stato gi\u00e0 parzialmente innescato dalla precedente \u201cTurn Your Love Around\u201d: tutti in piedi a ballare, quasi un&#8217;estasi collettiva, mentre la tramontana del Nord sferra ancora bordate micidiali, mitigate dalle bollenti note di un calorifero soul-jazz-dance-pop a presa rapida. La band si congeda, ma puntuale arriva il bis con una toccante e sofferta \u201cGreatest Love Of All\u201d, quindi gran finale con una spettacolare e lunghissima versione di \u201cOn Brodway\u201d. Umbria jazz ha bisogno di grandi numeri, quindi jazz o non jazz, quella proposta da George Benson \u00e8 sicuramente musica di lusso per palati sopraffini. Il suo eclettismo \u00e8 universalmente riconosciuto, ma dire che George Benson non sia jazz, mi sembra pretestuoso e significa prestare il fianco ad una polemica oltremodo sterile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"631\" height=\"421\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/George_Benson.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1078\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/George_Benson.jpg 631w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/George_Benson-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 631px) 100vw, 631px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>George Benson<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Questa chitarra l&#8217;ho fatta realizzare prima di tutto per avere uno strumento solido da portare in tour con me e poi non va sottovalutata la sua duttilit\u00e0 esecutiva. La mia chitarra mi permette di decidere che suono esprimere a seconda dello stile senza che io sia troppo prigioniero dei suoi vincoli acustici e ritmici. La mia educazione compositiva deve molto a Nat King Cole ma altrettanto a Charlie Parker. Quando ho sentito le sue sperimentazioni ai fiati ho compreso che dovevo osare di pi\u00f9 nelle mie esecuzioni. E forse per questo facevo difficolt\u00e0 a trovare band che volessero suonare con me. Ero un po&#8217; troppo fuori dalle regole&#8230;&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>EXTRA LARGE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><em><strong>George Benson \u2013 &#8220;Blue Benson&#8221; , 1976<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\">Molti autorevoli critici, nel corso degli anni, hanno ravvisato nel binomio chitarra\/voce di George Benson l\u2019equivalente di ci\u00f2 che furono la voce e il piano in Nat King Cole. Fu proprio la scoperta delle sue capacit\u00e0 vocali a trasportare Benson verso la dimensione del jazz d&#8217;intrattenimento, divenendo un punto di riferimento per pi\u00f9 d\u2019una generazione di musicisti, i quali vedevano in lui un chitarrista dallo stile inconfondibile, forgiato sull&#8217;esempio di Charlie Christian e Wes Montgomery, veri precursori della chitarra jazz ed un cantante, quasi un intrigante crooner, dal timbro vellutato, attrattivo e seducente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il George Benson degli anni &#8217;60, ancora lontano dai lustrini e dalla mondanit\u00e0<\/strong>, \u00e8 un affare ben diverso, rispetto all&#8217;affabulatore degli anni &#8217;70 e &#8217;80, quando l&#8217;abile chitarrista-cantante, riusciva a passare con successo da un genere all\u2019altro, dimostrando in ogni occasione buon gusto, eleganza e virtuosismo strumentale. Il suo nuovo modus operandi diede inizio a quel metalinguaggio jazzistico di facile ascolto e comprensione, indicato come smooth jazz, una sorta di fusion leggera, molto inclusiva che legava con estrema disinvoltura buona parte degli stilemi tipici degli Afro-Americani, fino a sfociare nel pop di lusso. Quando \u00abBlue Benson\u00bb venne editato per la prima volta nel 1976, in tanti pensarono che si trattasse di una sorta di pentimento sulla via di Damasco da parte di un musicista che, pur spaziando a 360 gradi, non sapeva rinunciare al suo imprinting jazz.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>In verit\u00e0 il materiale contenuto nell&#8217;album risale al periodo 1966 \/1968<\/strong>, e fra le varie tracce registrate per la Verve ne furono assemblate alcune che presentano differenti line-up, per quanto il nucleo centrale graviti intorno ad un ispirato George Benson alla chitarra, accompagnato da Herbie Hancock al piano, Billy Cobham alla batteria, Ron Carter al basso e Johnny Pacheco alle percussioni. La set-list denota un ottimo lavoro di squadra, fatto di impeccabili arrangiamenti, melodie pulite e snelle che attingono alle tradizionali radici soul-jazz, ma che gi\u00e0 guardavano, per la facilit\u00e0 di fruizione, ad un pubblico molto pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Il tutto viene eseguito con estrema spontaneit\u00e0 e senza calcolo alcuno<\/strong>: Benson era ancora lontano da quella che sarebbe stata la seconda fase della sua carriera. Fra i titoli segnaliamo: \u00abBillie&#8217;s Bounce\u00bb, \u00abLow Down &amp; Dirty\u00bb, \u00abThunder Walk\u00bb, \u00abDoobie, Doobie Blues\u00bb, \u00abWhat\u2019s New\u00bb ed una toccante \u00abI Remember Wes\u00bb, dedicata al suo mentore ideale. \u00abBlue Benson\u00bb \u00e8 un album piacevolissimo e scorrevole, da riscoprire e ricollocare nel suo alveo naturale: il jazz nella sua forma ed espressione pi\u00f9 pura.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina_RadioHost.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1077\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina_RadioHost.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina_RadioHost-300x225.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/FrancescoCataldoVerrina_RadioHost-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Francesco Cataldo Verrina (in radio per uno speciale su George Benson)<\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/ George Benson \u00e8 un Giano Bifronte che guarda sempre&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1076,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[4,10,9,5,15,18,2,3,19,16,1],"tags":[],"class_list":["post-1075","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-concerti","category-costume-e-societa","category-cultura","category-eventi","category-funk","category-fusion","category-jazz","category-musica","category-rb","category-soul","category-spettacoli"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/George_Benson_UmbriaJazz2019.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1075","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1075"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1075\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1079,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1075\/revisions\/1079"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1076"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}