{"id":10417,"date":"2025-05-13T21:25:30","date_gmt":"2025-05-13T19:25:30","guid":{"rendered":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/?p=10417"},"modified":"2025-05-13T21:25:34","modified_gmt":"2025-05-13T19:25:34","slug":"happy-birthday-to-stevie-wonder-stevie-wonderful-oggi-compie-75-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/2025\/05\/13\/happy-birthday-to-stevie-wonder-stevie-wonderful-oggi-compie-75-anni\/","title":{"rendered":"Happy Birthday to Stevie Wonder&#8230;Stevie Wonderful, oggi compie 75 anni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>La padronanza degli strumenti e il dono dell&#8217;orecchio assoluto hanno conferito alla sua attivit\u00e0 concertistica e discografica un non comune senso ritmico, un gusto particolare dell&#8217;armonia ed una sensibilit\u00e0 melodica, in parte frutto della tradizione soul-gospel respirata in famiglia.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em><strong>\/\/ di Francesco Cataldo Verrina \/\/<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Stevie Wonder, nome d&#8217;arte di Stevland Hardaway Morris, \u00e8 stato da sempre uno dei personaggi chiave per l&#8217;evoluzione dell&#8217;R&amp;B, per l&#8217;affermazione del Motown style e per il suo sviluppo in termini aziendali ed economici. Sin dal suo primo apparire i dischi di Stevie Wonder incontrarono i favori di un pubblico trasversale e multirazziale. Egli rappresentava la quintessenza della <em>blackness,<\/em> l\u2019esplosione del soul, il simbolo del riscatto degli Africani-Americani che, grazie alla musica, riuscivano a superano ogni barriera politica, sociale e razziale: Stevie Wonder fu anche uno degli artisti pi\u00f9 importanti della disco music ante-litteram, intesa come musica da ballo ed evoluzione del soul-boogie. Nella prima met\u00e0 degli anni \u201970, sono proprio artisti come Wonder, che grazie ad una popolarit\u00e0 planetaria, riescono a trascinare l\u2019oramai stantia musica soul verso la modernit\u00e0, sfruttando il nuovo mezzo di massima divulgazione musicale tra i giovani: la discoteca. Sono di questo periodo alcuni classici del genere. \u00abHigher Ground\u00bb \u00abSuperstition\u00bb \u00abUptight (Everything is Alright)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Nato il 13 maggio del 1950 nel Michigan, figlio di un pastore battista<\/strong>, cieco dalla nascita, venne denominato Little Stevie Wonder, nome d&#8217;arte di Steveland Judkins Morris, dopo il sensazionale debutto nel 1963 a soli 13 anni con \u00abFingertips\u00bb, singolo di successo contenuto nell&#8217;album \u00ab12 Year Old Genius\u00bb. Musicista completo Stevie Wonder suona l&#8217;armonica, il piano, l&#8217;organo, le tastiere elettroniche, il clarinetto e la batteria. La padronanza degli strumenti e il dono dell&#8217;orecchio assoluto hanno conferito alla sua attivit\u00e0 concertistica e discografica un non comune senso ritmico, un gusto particolare dell&#8217;armonia ed una sensibilit\u00e0 melodica, in parte frutto della tradizione soul-gospel respirata in famiglia, ma a cui non \u00e8 forse estranea la condizione di cecit\u00e0 che generalmente acuisce il senso della percezione auditiva. La sua casa discografica seppe comunque lavorare altrettanto bene dal punto di vista del marketing e della promozione, lanciando con un&#8217;ottima scelta di tempo la costante idea di \u00abT<em>he Sound Of Young America<\/em>\u00bb in tutti i suoi comunicati pubblicitari, usando una tecnica non dissimile al modo di agire sul mercato delle vicine di casa, quali la Ford, la Chrysler e la General Motors, che facevano di Detroit la capitale mondiale dell&#8217;automobile. La Motown sfrutt\u00f2 abilmente il momento sociale di rivalutazione e di accettazione del popolo nero (\u00ab<em>Black Is Beautiful<\/em>\u00bb, era lo slogan ricorrente), proponendo idoli di colore per i teen agers afro-americani e facendo centro con una serie di artisti, tra cui spiccava appunto Stevie Wonder scoperto da Ronnie White dei Miracles, il quale ne aveva fiutato immediatamente il talento ed il potenziale di mercato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Dal momento del suo debutto in pubblico, all&#8217;Apollo Theatre di Harlem<\/strong>, con la gente che and\u00f2 in delirio completamente conquistata ed eccitata dal giovane Stevie, fu tutto un susseguirsi di trionfi. Il che, al di l\u00e0 del suo valore musicale, rivel\u00f2 in Wonder anche grandi doti di showman, capace di saltare letteralmente da uno strumento all&#8217;altro, a seconda dei brani, o di esibirsi in frenetici virtuosismi, i quali lo coinvolgevano psico-fisicamente con un notevole dispendio di energie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Nel 1965 venne organizzato un tour in Inghilterra, che non fu, per\u00f2, non molto fortunato: il giovane Stevie, non ancora conosciuto dalla grosso pubblico, dovette esibirsi in locali semivuoti, ma il viaggio nella Vecchia Albione fu molto proficuo per la Motown dal punto di vista promozionale, al fine di stabilire anche in Europa delle relazioni dirette relazioni con radio, TV e stampa. Nel 1967, con \u00abI Was Made To Love Her\u00bb, Wonder si affina maggiormente, sostituendo il ruvido R&amp;B con uno stile pi\u00f9 ecumenico e sofisticato, gi\u00e0 anticipato con \u00abA Place In The Sun\u00bb contenuto nell&#8217;album \u00abDown To Earth\u00bb della fine 1966. Bisogner\u00e0 attendere il 1971, anno del rinnovo contrattuale con la Motown per assistere al radicale cambiamento dell&#8217;artista che con \u00abWhere I&#8217;m Coming Iron\u00bb, in cui si pu\u00f2 scorgere una decisa sterzata in tema di indirizzo musicale. Dopo un tour con i Rolling Stones e varie jam session con musicisti quali Jeff Beck, Eric Clapton e Steve Stills, Wonder esce nel 1972 con \u00abMusic On My Mind\u00bb, un melting-pot sonoro fatto di soul, rock, gospel e funk: in parole povere, quello stile variegato e ricco di influenze stilistiche con cui Stevie Wonder caratterizzer\u00e0 la sua carriera di artista maturo ed universalmente accettato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Da quel momento in poi l&#8217;eclettico Stevie inizier\u00e0 a mietere consensi oceanici <\/strong>e fare man bassa di riconoscimenti: anche con i due album seguenti, \u00abTaiking Book\u00bb (1972), da cui vennero estratti due singoli, \u00abSuperstition\u00bb e \u00abYou Are The Sunshine of My Life\u00bb, i quali ottennero anche il plauso delle nascenti discoteche; mentre \u00abInnervisions\u00bb (1973) divent\u00f2 disco di platino in sole cinque settimane. Nel 1974 Wonder porta ancora in casa Motown un album di successo, \u00abFulfillingness&#8217; First Finale\u00bb. Dopo due anni di silenzio, nel 1976, arriva il suo capolavoro assoluto, il doppio \u00abSongs In the Key of Life\u00bb contenente la celeberrima \u00abIsn&#8217;t She Lovely\u00bb dedicato alla figlia Aisha, componimento di forte impatto emotivo. Fu proprio negli anni \u201970 che Stevie diede il meglio di s\u00e9 sul versante della musica da ballo, come non ricordare, la tagliente e funkeggiante \u00abI Wish\u00bb, o la travolgente \u00abSir Duke\u00bb fino ad arrivare all\u2019intramontabile \u00abMaster Blaster\u00bb (dedicata a Bob Marley) un capolavoro di moderno reggae metropolitano, interpretato con un\u2019impronta soul-funk. A partire dagli ottanta, l&#8217;uomo delle meraviglie \u00e8 diventato un artista ecumenico ed aperto a tutte le contaminazioni musicali e collaborazioni con musicisti di differente estrazione; dal rock al blues, dal funk al jazz.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/stevie-wonder-X2-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10419\" srcset=\"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/stevie-wonder-X2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/stevie-wonder-X2-300x200.jpg 300w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/stevie-wonder-X2-768x512.jpg 768w, https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/stevie-wonder-X2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Stevie Wonder Anni &#8217;70<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La padronanza degli strumenti e il dono dell&#8217;orecchio assoluto hanno conferito alla sua attivit\u00e0 concertistica&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":10418,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[24,411,410,25,9,26,15,18,3,19,6,17,16,8],"tags":[694,639,52,697,53,82,696,695],"class_list":["post-10417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-african-american","category-afro-cubana","category-black-amercan-music","category-blues","category-cultura","category-editoriale","category-funk","category-fusion","category-musica","category-rb","category-recensione-dischi","category-rock","category-soul","category-storia-del-jazz","tag-afro-american","tag-black-american-music","tag-funk","tag-reggae","tag-rock","tag-soul","tag-soul-disco","tag-stevie-wonder"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/steviewonder-e1747164245893.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10417"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10417\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10420,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10417\/revisions\/10420"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10418"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/doppiojazz.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}