LaNovaBeat_Shekere cover

Un progetto che coniuga rigore compositivo, slancio performativo e coscienza storica, delineando per l’afrobeat una declinazione mediterranea in grado di dialogare con la tradizione e con l’attualità senza cedimenti mimetici.

// di Francesco Cataldo Verrina //

La genealogia dell’afrobeat, nel suo approdo partenopeo, individua nella «Novabeat Orchestra» un’officina di rara vitalità collettiva. Con l’EP d’esordio «Shekere», pubblicato dalla storica Phonotype Records e prodotto da Pietro Santangelo, l’ensemble napoletano delinea una visione lucida e strutturata di quel retaggio nigeriano che, a partire dagli anni Settanta, aveva riconosciuto in Fela Kuti e in Tony Allen due centri propulsivi, nonché nelle Lijadu Sisters una declinazione vocale di marcata identità.

L’afrobeat, scaturito dall’interazione fra funk, jazz e tradizione yoruba, viene qui accolto non quale repertorio da replicare, bensì come organismo dinamico da reinterpretare entro coordinate urbane attuali. La compagine, attiva dal 2022, organizza le proprie risorse in una prospettiva orchestrale che valorizza la stratificazione ritmica e l’articolazione modulare delle sezioni. Il basso di Gennaro Davide e la batteria di Luca Fava tracciano un asse pulsante sul quale le percussioni di Luca Guida inseriscono cellule additive e controaccenti; tale ossatura sostiene le chitarre di Federico Salluzzo e Sara Piccegna, impegnate in figure ostinate e sincopate, mentre le tastiere di Alessandro Bennato estendono l’orizzonte armonico mediante campiture compatte e progressioni reiterate. La sezione fiati, distribuita fra i sax di Alessandro Zinno, Domenico Cicatiello e Paolo De Rosa e le trombe di Bruno Esposito ed Enzo Capasso, svolge un ruolo decisivo nella definizione della fisionomia sonora dell’ensemble. I riff si dispongono in blocchi omoritmici che alternano unisoni serrati e risposte antifonali, generando un tessuto energico e controllato, nel quale l’accento collettivo sovrasta l’esibizione individuale. Le voci di Flavia D’Ambrosio, Flavia Di Domenico e Gianmarco Nanino operano quali vettori narrativi e ritmici, con linee spesso fondate su pattern sillabici incisivi, in coerenza con la tradizione afrobeat, declinata tuttavia nel dialetto napoletano.

«Shekere» comprende cinque episodi che tracciano un itinerario coerente. «Statte ’ccà – Extended Version», già presentato come singolo corredato da videoclip firmato da Luigi Zangaro, sviluppa un impianto ciclico nel quale il groove, sostenuto da basso e batteria, si amplia progressivamente grazie all’ingresso graduato dei fiati. Il testo, ironico e tagliente, affronta il tema dell’appartenenza e dell’emigrazione, trasformando l’invito a restare in affermazione di identità culturale. L’elemento visivo, con la corsa del protagonista verso un treno in partenza, intensifica la tensione narrativa, instaurando un dialogo fra musica e immagine in chiave quasi cinematografica. «Terramare» e «Core Niro» sviluppano la dimensione lirica senza attenuare la spinta propulsiva; la prima elabora un disegno armonico che alterna centri tonali contigui, la seconda predilige un andamento più ombroso, con linee vocali adagiate su progressioni iterative. «È sera» dispensa un clima più disteso, nel quale la scansione ritmica si fa meno serrata, consentendo alla scrittura dei fiati di espandersi con maggiore ampiezza. «Macrico» conclude l’EP con un assetto energico, quasi rituale, in cui l’organico orchestra un crescendo vigilato che esalta la dimensione collettiva.

La produzione di Pietro Santangelo, forte di esperienze maturate anche accanto ai Nu Genea e agli Slivovitz, privilegia una resa sonora compatta, entro cui ogni sezione trova collocazione definita senza compromettere l’impatto complessivo. L’incisione presso l’Auditorium Novecento conferisce al lavoro una dimensione quasi performativa, come se l’energia del concerto si fosse riversata nel supporto discografico. La Novabeat Orchestra evita la mera riproposizione di un genere storicamente codificato e ne rielabora piuttosto i presupposti tramite un radicamento territoriale consapevole. Napoli e Lagos, evocate quali poli simbolici, si rispecchiano in una prassi musicale che assume la forma del rito urbano, della festa collettiva e dell’affermazione identitaria. «Shekere» si presenta dunque quale atto inaugurale di un progetto che coniuga rigore compositivo, slancio performativo e coscienza storica, delineando per l’afrobeat una declinazione mediterranea in grado di dialogare con la tradizione e con l’attualità senza cedimenti mimetici.

Novabeat Orchestra

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